Summit a Bruxelles sui paesi a rischio. Il 5 aprile Obama a Praga con i leader europei

di Mariella Commenta

 No a un blocco dell’ est all’ interno della nuova Europa. Non raccoglie consensi, al vertice straordinario di Bruxelles sui Paesi a rischio, la proposta del premier ungherese Ferenc Gyucsany di un piano complessivo per l’ Est da almeno 180 miliardi. La paura è quella di una sorta di ghetto economico in cui sarebbero in questo caso relegati i Paesi dell’ ex blocco sovietico. L’ annuncio di un piano per l’ Europa orientale potrebbe essere controproducente, provocando il panico. Sì, invece, ad aiuti caso per caso, allo sblocco dei canali del credito e al rafforzamento della stabilità finanziaria in tutta l’ Europa. Ribadito l’ appello a mantenere la solidarietà europea e resistere ad ogni tentazione di protezionismo, come ha sottolineato il premier polacco Donald Tusk durante il pre – vertice dei nove Paesi dell’ Europa centrale e dell’ est, che invitano ad affrontare la crisi con spirito europeo e coordinato, nel rispetto delle regole del mercato unico.

Il 5 aprile Obama al vertice Ue
Proprio durante il meeting tra i leader europei, è arrivata la notizia che il Presidente americano, Barack Obama, sarà il 5 aprile a Praga per il vertice Ue. Lo ha annunciato il presidente di turno dell’ Unione europea, il premier ceco, Mirek Topolanek.

La proposta ungherese
La Repubblica ceca, che presiede l’ Unione europea, e diversi altri Paesi europei hanno nel frattempo espresso la loro opposizione al “Programma multilaterale europeo di stabilizzazione e integrazione” proposto dall’ Ungheria, uno dei Paesi più colpiti dalla crisi. E questo nonostante i pericoli prospettati dal premier Gyucsany: “I bisogni di rifinanziamento dell’ Europa centrale potrebbero raggiungere quota 300 miliardi di euro, ossia il 30% del Pil della regione”, si legge nel documento in cui viene presentata la proposta, che suggerisce la creazione di un fondo tra i 160 e i 190 miliardi di euro e sottolinea come una crisi dell’ Europa dell’ est potrebbe avere effetti sistemici globali. Tra i Paesi più coinvolti da questo “effetto domino” ci sarebbe anche l’ Italia, che insieme ad Austria e Grecia ha «accumulato più esposizione sul debito della regione”.

Le reazioni negative
“Non credo che in Europa ci sia una zona speciale, non credo che sia necessario separare diversi Paesi all’ interno dell’ Unione europea, vorrei aiutare tutti i Paesi (che ne hanno bisogno), non in particolare l’ Europa orientale”, è stato il secco commento del premier ceco e presidente di turno dell’ Ue, Mirek Topolanek. Anche il primo ministro estone Andrus Ansip si è detto fortemente contrario all’ idea di creare un blocco dell’ Est Europa in seno all’ Ue, sottolineando che il suo paese non soffre di crisi liquidità, diversamente dalla vicina Lettonia.

No anche dalla Polonia
“Siamo contrari perché rappresenta un’ eccessiva drammatizzazione della situazione e mette tutti gli stati membri dell’ est Europa in un’ unica categoria, sbagliando”, ha detto il ministro polacco agli affari europei, Mikolaj Dowgielewicz. La Polonia, che ha promosso il minivertice tra i 9 Paesi dell’ est, non è ovviamente contraria a ipotesi di aiuto per le banche, ma ritiene che le conseguenze della crisi vadano affrontate con un approccio europeo.

Nessun paese sarà abbandonato
Nessun paese in difficoltà sarà abbandonato a se stesso – ha ribadito il presidente di turno dell’ Ue, Mirek Topolanek, al termine del vertice straordinario. “Dal vertice – ha detto Topolanek – è emerso che nessuno lascerà gli altri nei guai. Ma abbiamo anche rifiutato di creare divisioni artificiose dell’ Europa tra est e ovest, nord e sud ed area euro e non. I casi di difficoltà saranno affrontati di volta in volta”.

Vedere caso per caso
Dello stesso parere il cancelliere tedesco Angela Merkel: la situazione di alcuni Paesi come Ungheria o i Baltici è particolarmente compromessa dalla crisi economica, ma non è lo stesso, ad esempio, per la Polonia o la Repubblica ceca, che risentono ovviamente della crisi ma in misura più contenuta. La Merkel ha sconsigliato di fare un dibattito a colpi di cifre gigantesche: “Abbiamo mostrato finora che noi aiutiamo i Paesi che hanno bisogno, in particolare proprio con l’ esempio dell’ Ungheria”, ha detto il cancelliere tedesco. Noi continueremo a farlo naturalmente, attraverso le organizzazioni internazionali e attraverso mezzi europei”. La Merkel invita quindi analizzare ogni situazione caso per caso.

Più collaborazione
La Commissione europea viene invitata a trovare mezzi e strumenti per assicurare un rapido ed effettivo scambio di informazioni sulle misure proposte dai singoli Paesi Ue e su quelle prese da Paesi terzi. Il vertice riconosce poi l’ importanza di misure per combattere la disoccupazione e evidenzia che a questo scopo dovranno essere utilizzati gli strumenti Ue già esistenti, in primo luogo il Fondo sociale europeo e il fondo per la globalizzazione. Spetterà poi al vertice straordinario Ue sull’ occupazione convocato per il 4 maggio a Praga esprimersi su altre iniziative destinate a mitigare l’ impatto della crisi sull’ occupazione. In apertura del vertice, il presidente della Commissione Ue Jose Manuel Barroso aveva fatto un richiamo all’ unità: “Dobbiamo procedere insieme, considerando le difficoltà della situazione. Penso che ce la possiamo fare, ma serve un coordinamento molto forte, che tenga conto delle diverse situazioni dei ventisette Stati membri”.

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