“Cronaca di una morte annunciata”, dice il presidente della Camera Gianfranco Fini, commentando l’ esito del referendum

 Il presidente della Camera legge nel risultato referendario un significato politico assai legato al momento politico attuale: “Sbaglieremmo se dicessimo che oggi non è accaduto nulla, che era tutto prevedibile, spiega Gianfranco Fini. Anzi, la scarsa partecipazione al referendum rappresenta un campanello d’ allarme, un segnale che gli italiani stanno lanciando alle classi dirigenti e che noi dobbiamo cogliere, per mettere in campo le contromisure necessarie per riappassionare gli italiani alla politica”. Di fronte alla dichiarazione, il coordinatore del Pdl Denis Verdini alza le spalle: è solo che “la materia della legge elettorale alla gente interessa poco”.

Il quorum, indispensabile per un quesito abrogativo, non è stato raggiunto, come in molti speravano o temevano e come accade da 14 anni. Mai l’ affluenza è stata così bassa. Per le tre schede da mettere nell’ urna è andata ai seggi una media di poco superiore al 23 per cento di italiani. E poco consola i referendari Mario Segni e Giovanni Guzzetta che, poi, di quella quota insufficiente di italiani oltre l’ 80 per cento si sia orientata per il .

E poiché si trattava di modificare l’ assegnazione del premio di maggioranza, alle liste e non alle coalizioni, il più entusiasta dell’ esito è Pier Ferdinando Casini, gli italiani hanno detto un secco no al bipartitismo.

Naturalmente, difficile che da un esito referendario a così bassa partecipazione si possa trarre come conseguenza una valutazione dei cittadini sull’ attuale legge elettorale, anche se qua e là, trasversalmente nei partiti, c’ è chi solleva il problema. Per ora, tutti sono all’ attacco dell’istituto referendario.

Elezioni 2009. Berlusconi: “Se questa per l’opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così”

 Nella seconda tornata il Pd ha tenuto soprattutto nelle sue roccaforti del centro – sud, anche se il centrodestra ha confermato la sua avanzata. Berlusconi interviene con ironia: “Una vittoria del Pd? Vogliamo sempre perdere così…”.

“La campagna elettorale – spiega il premier – si è conclusa nel seguente modo: prima delle elezioni amministrative, e relativamente alla popolazione interessata dal voto, il centrodestra rappresentava 5.358.810 cittadini e governava in 9 province. Il centrosinistra rappresentava 27.541.359 cittadini e governava in 50 province. Altre 3 province (Monza – Brianza, Bat e Fermo) erano di nuova istituzione e interessavano 1.280.809 cittadini. Oggi, il quadro si è ribaltato: il centrodestra rappresenta 21.250.592 cittadini e governa in 34 province. Il centrosinistra rappresenta 12.930.386 cittadini e governa in 28 province”.

“Il centrodestra – spiega Berlusconi – ha conquistato 25 province in più ed ha quadruplicato la popolazione rappresentata. Il centrosinistra ha perso 22 province ed ha più che dimezzato la popolazione rappresentata. Se questa per l’ opposizione è una vittoria, noi vogliamo sempre perdere così”. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti parla di una colossale vittoria, mentre il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto la definisce una vittoria inequivocabile.

Caos ancora in Iran. L’ Europa condanna: “Basta repressione”

 L’ Unione Europea reagisce fermamente alle sempre più brutale repressioni con cui la teocrazia iraniana cerca di respingere, proprio nel trentennale della democrazia islamica khomeinista, la protesta popolare contro i brogli elettorali che confermano il fondamentalista Ahmadinejad alla presidenza.

Ma è una condanna al momento espressa per comunicato, stilato dalla presidenza ceca di turno, su pressioni francesi, tedesche ed inglesi, e proprio mentre a Teheran vengono convocati gli ambasciatori dei 27, non si sa ancora se per rispedirli in patria. Cosa che non si può escludere, visto che era stata una colomba come Ali Larijani, il presidente del parlamento già volto di mediazione con l’ Occidente, a chiedere di rivedere le relazioni con Londra, Parigi e Berlino.

Una giornata calda, quella di ieri, per le principali diplomazie, apertasi con un forte attacco alla Gran Bretagna. La tv iraniana, che è sotto diretto controllo della Guida Suprema Ali Khamenei, ha sostenuto di aver notato che nel Paese sono entrati numerosi terroristi mujaheddin – organizzazione che fino a poco tempo fa era sulla black list di Bruxelles, ed è ancora in quella americana – dalla Gran Bretagna.

E il ministro degli Esteri persiano Manoushehr Mottaki aveva accusato Londra di «complotto per sovvertire le elezioni», secondo la linea tracciata da Khamenei, che s’ era ben guardato dal confliggere direttamente con Washington e, usando la taqqya cara agli sciiti, ovvero la dissimulazione, aveva puntato il dito contro la sola Gran Bretagna.

Silvio Berlusconi rassicura i suoi sulla stabilità del governo e risponde agli attacchi dell’ opposizione

 “Certo che tengo duro”. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, approfitta dei sostenitori che lo attendono davanti alla scuola Dante Alighieri di Milano, dove ha votato, per rassicurare i suoi sulla stabilità del governo e rispondere agli attacchi dell’ opposizione, dopo le indiscrezioni dei giornali sulla sua vita privata.

Schiva le domande dirette sull’ inchiesta di Bari e le feste a Palazzo Grazioli e ai giornalisti che lo attendono all’ uscita del seggio dice: Sapete che oggi non posso parlare, appellandosi al silenzio elettorale. Poi però alla folla non rinuncia e con i suoi sostenitori non si risparmia tra strette di mani, sorrisi, foto ricordo e conversazioni degli argomenti più vari. Dice anche che non venderà Villa Certosa, la sua residenza in Sardegna violata dagli obiettivi di fotografi indiscreti. Ma gli argomenti su cui si spende di più riguardano il Milan, il programma di governo e il presidenzialismo.

A chiederglielo sono proprio i suoi sostenitori. Un gruppo di tifosi gli fa domande sul Milan, su Kakà, Pato e Pirlo. Lui risponde volentieri: “Adesso i prezzi del calcio sono una follia pura, bisogna avere un minimo di senso pratico e di decenza. Io ho intenzione di fare delle cose al riguardo perchè è diventato inammissibile”.

Ad un laureando in giurisprudenza, impiegato di banca, che si fa spazio tra folla, fa una vera e propria lezione di diritto costituzionale sulla riforma presidenzialista: “Su riforme così importanti – spiega – bisogna che la maggioranza del paese sia decisa, non puoi farla con una divisione così assoluta tra una parte e l’ altra”. Qualcuno gli chiede conto del programma di governo e lui ammette che “è tutto da realizzare, ci sono cose impossibili perché abbiamo ricevuto un’ eredità pesante“. Ma in un incontro che si terrà a breve con la squadra dei ministri metteremo giù il programma per il prossimo anno, un programma che rispetterà quello che ho promesso agli elettori .

Silvio Berlusconi a Cinisello Balsamo per un comizio accanto a Guido Podestà, candidato alla presidenza della Provincia di Milano: “Il governo non cadrà”

 “Fate domande di politica estera, non parliamo di comiche…”. Con i giornalisti Silvio Berlusconi avrebbe voluto parlare solo d’ Europa e non di storie di donne ed escort, ma alla fine non ce l’ ha fatta a tenersi dentro la sua rabbia. Determinato, arrabbiato, sicuro “di spazzare via questa spazzatura”: “Io me ne intendo di spazzatura: a Napoli l’ ho fatta fuori e lo farò anche in questa occasione”.

A tutti quelli che l’ hanno chiamato in queste ore dice di stare tranquilli. Il premier sa che il Pdl è in fibrillazione, che i ministri si chiedono cosa possa ancora venire fuori sulla vita privata del loro capo. La sensazione diffusa è che a un certo punto la maggioranza si potrebbe trovare di fronte a una situazione indifendibile sul piano morale e dello stile di vita del Cavaliere. E che, insomma, a un certo punto si dovrà difendere il leader che si consente certe libertà sessuali.

Ma quanti dei parlamentari e ministri saranno disposti a difenderlo fino alla morte? Rimane il fatto che Berlusconi è sicuro di sé, almeno così si mostra soprattutto alle truppe. Assicura tutti che anche questa volta ne uscirà a testa alta. Il premier è infastidito dai giornalisti che alla conferenza stampa, al termine del vertice europeo, cercano di fargli domande sull’ inchiesta barese e sul giro di squillo. Non vuol rispondere al cronista dell’ Unità, un giornale per il quale ha disistima totale.

Ed è a questo punto della conferenza stampa che Berlusconi ha tirato fuori la frase sulla spazzatura. Una giornata nervosa, cominciata di prima mattina con una raffica di smentite. Mentre era seduto tra i capi di Stato e di governo, ha ricevuto una telefonata da Niccolò Ghedini. Il suo avvocato gli comunicava che il garante della privacy aveva deciso che le foto di Zappadu non sarebbero state pubblicate: “Ecco, nonostante tu abbia un avvocato impazzito, il garante della privacy ci ha dato ragione”.

Recessione profonda? Il rapporto della Confcommercio: arretra il Pil pro capite

 Si può parlare di grande crisi, con Pil a -3,9% nel 2009, con effetto di trascinamento nullo per il 2010 che così potrebbe chiudere a +0,1% con gli ultimi due trimestri lievemente positivi, ma soprattutto il Pil pro capite che torna indietro al 2001: lo afferma Confcommercio nel suo Rapporto sul Terziario.

“La nostra risulta essere la più ottimistica tra le previsioni in circolazione (il Fondo Monetario e la Commissione Europea dicono -4,4% per il 2009 e, per lo stesso anno, Prometeia indica -4,2%). In ogni caso, se togliamo alla nostra valutazione le variazioni della popolazione residente, nel 2010 avremo un prodotto lordo pro capite inferiore a quello del 2001: in pratica avremo perso dieci anni di crescita economica e, per quanto essa si correli al benessere, avremo subìto, mediamente, una consistente riduzione dei livelli di utilità generati dal consumo su base personale o familiare”.

Il Centro Studi Confcommercio afferma in premessa che questa terza edizione del Rapporto sul Terziario vede la luce mentre siamo tutti impegnati nell’ affannosa ricerca di qualche indizio che possa convincerci che la crisi sia passata. O, meglio, con espressione meno forte ma molto ambigua, che il peggio sia alle spalle.

Decreto legge Abruzzo alla Camera. Proteste dei terremotati

 La Camera riprende l’ esame del decreto legge che contiene gli interventi di ricostruzione per il terremoto in Abruzzo. Oggi bisognerà votare i circa 500 emendamenti al testo, per la maggior parte presentati dall’ opposizione. Il governo, con il sottosegretario all’ Ambiente Roberto Menia, ribadisce di non voler porre la fiducia sul testo: ogni decisione, ha spiegato il rappresentante del governo, dipenderà dall’ atteggiamento che verrà assunto dall’ opposizione.

Intanto fuori da Montecitorio è in corso la manifestazione di protesta dei terremotati abruzzesi contro il dl. Il corteo organizzato dai Comitati dei cittadini colpiti dal sisma ha attraversato via del Corso, proveniente da piazza Venezia, per dirigersi davanti alla sede della Camera. La manifestazione è stata aperto da uno striscione che recita Forti e gentili sì, fessi no. La maggior parte dei manifestanti, molti dei quali indossano un caschetto giallo, grida slogan contro il decreto Abruzzo e il governo Berlusconi. Secondo le forze dell’ ordine i manifestanti sarebbero circa un migliaio.

Economia. Nuovo record del debito pubblico italiano, in calo le entrate tributarie

 Questa la situazione del nostro paese indicata dalla Banca d’ Italia. Il deficit è salito in valore assoluto a 1.750,4 miliardi di euro, aumenta soprattutto quello delle Regioni. Il gettito fiscale, invece, perde 3,9 miliardi. I consumatori: “83.000 euro sulle spalle di ogni famiglia”.

Ad aprile il debito pubblico è salito in valore assoluto a 1.750,4 miliardi di euro. Una forte accelerazione si sta registrando, in realtà, dall’ inizio del 2009: il tradizionale trend crescente dei primi mesi ha visto quest’ anno lo stock del debito salire del 5,3% rispetto ai 1.662,6 miliardi registrati alla fine del 2008. Il balzo maggiore si era registrato tra febbraio e marzo (quando si è passati da 1.707,1 a 1.741 miliardi), ma aprile ha comunque segnato una crescita di ulteriori 9 miliardi (+0,5% rispetto al mese precedente).

La dinamica crescente è dovuta soprattutto ai conti delle amministrazioni centrali, ma anche le amministrazioni locali hanno visto lievitare il proprio debito. A livello centrale il debito è salito da 1.637,8 a 1.647,1 miliardi mentre le amministrazioni locali hanno contribuito con un miliardo, passando da 128,6 a 129,6 miliardi. Dopo aver segnato un calo a marzo, dunque, le amministrazioni locali tornano a perdere denaro.

A salire è in particolare il debito pubblico delle Regioni, che passa dai 41,6 miliardi di marzo ai 42,6 miliardi di aprile. Cresce anche il debito dei comuni, seppure in maniera contenuta, e sale da 48,2 a 48,7 miliardi mentre sostanzialmente stabile è quello delle province che si attesta attorno ai 9,2 miliardi.

Economia. Inflazione ai minimi dal 1968. Conferma dai dati Istat

 A maggio l’ inflazione è scesa allo 0,9% dall’ 1,2 di aprile: si tratta del livello più basso dal novembre del 1968, quando si attestò allo 0,7%. Lo conferma l’ Istat in base ai dati definitivi, precisando che su base mensile i prezzi sono aumentati in media dello 0,2%. Ma le associazioni dei consumatori avvertono: “È una situazione assurda, il costo della spesa continua a salire.

I ricercatori parlano di prezzi freddi nel carrello della spesa. Nel mese scorso, infatti, il tasso d’ inflazione per i prodotti ad alta frequenza di acquisto (come alimentari, bevande, tabacchi, carburanti, beni per la casa, giornali) risulta sceso allo 0,6%, quasi dimezzato rispetto all’ 1,1 di aprile.

Per i beni a media frequenza di acquisto (abbigliamento, tariffe elettriche, medicine, alberghi, trasporti stradali, ferroviari e aerei) l’ inflazione si è invece attestata allo 0,9% contro l’ 1,2 di aprile. Infine, lieve accelerazione per quelli a bassa frequenza (elettrodomestici, auto, tv, computer), che passano dall’ 1,3 di aprile all’ 1,4 di maggio.

Di situazione assurda, che per le famiglie sta diventando sempre più insostenibile, parla Federconsumatori commentando questi dati in una nota. Particolarmente grave viene definito il +0,6% segnato dai prodotti alimentari. “Un dato – si legge – in evidente controtendenza rispetto all’ andamento dei costi delle materie prime che sono in forte calo”.

Economia. Relazione annuale dell’ Antitrust. “Non scaricare la crisi sui consumatori” è l’ appello lanciato alle imprese

 Il presidente dell’ Autorità, Antonio Catricalà, nella relazione annuale invia anche un monito al Parlamento: lo stillicidio delle leggi smonta le riforme, mentre alle banche chiede più trasparenza perché la loro reputazione è compromessa. “Occorre vigilare – ha sottolineato – affinché i costi della crisi non siano riversati sui consumatori: il pericolo, latente in tutti i mercati, si manifesta in particolare in quelli caratterizzati da intrecci e posizioni dominanti”.

Inoltre è necessario scoraggiare lo stillicidio di iniziative parlamentari che rischia di smontare le riforme, di frenare le liberalizzazioni e di innescare un’ ondata di restaurazione. “In Parlamento – ha affermato Catricalà – va scoraggiato lo stillicidio di iniziative volte a restaurare gli equilibri del passato, a detrimento dei consumatori”.

Per il presidente dell’ Antitrust, la modernizzazione del quadro giuridico in senso pro concorrenziale è un processo graduale che richiede perseveranza nel contrastare i rischi di una fenice corporativa alimentata dai gruppi tutori degli interessi di categoria. Riguardo alle banche ha puntualizzato che non c’ è dubbio che gli enti creditizi siano imprese e debbano perseguire logiche di profitto, ma stabilità e redditività discendono anche da fattori reputazionali, che oggi sembrano compromessi più che in altri periodi: parte della sfiducia è dovuta alle prassi contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili da parte dei risparmiatori. A questo – ha ammonito – si può e si deve rimediare: vanno fatti ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo ora con timidezza.