Di Pietro, sosterrò il Governo se riforme vere

di isayblog4 Commenta

Tre quotidiani per confermare la svolta: possibile sostegno al Governo se varerà delle riforme.
Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro parla a tre quotidiani per lanciare la sua sfida a Berlusconi e a Bersani: al Corriere della Sera, a La Stampa, al Fatto Quotidiano. Al Corriere spiega: ”Berlusconi oggi è una persona sostanzialmente sola, che cerca di comprare una felicità che non ha. I miei sentimenti sono di humana pietas per lui. Il mio giudizio politico non è cambiato.

Il governo Berlusconi non è né liberale né popolare; è un gruppo di potere che sta piegando le istituzioni a interessi privati, su un modello piduista. Più che Videla, Berlusconi è Do Nascimiento, il mago. Ma ormai gli italiani hanno scoperto la truffa. E non gli credono più. Per questo io Berlusconi lo voglio sfidare. Porti in Parlamento la riforma fiscale, l’aumento delle imposte sulle aliquote finanziarie e il taglio di quelle sul lavoro, l’abolizione delle Province, e noi non ci tireremo indietro”.
Il leader Idv a La Stampa: ”Il Pd è un pachiderma inerme che dice di no a tutto, ci penseranno forze più giovani come la nostra a rendere credibile l’alternativa. Sono tre anni che stiamo all’opposizione, non ci siamo mai incontrati, non sappiamo quali partiti fanno parte della coalizione, non conosciamo le basi di un programma minimo sul piano sociale, economico, della giustizia, della politica estera. Al Pd lascio lo ius primae noctis, ma la prima notte la passano in bianco. Dalla settimana prossima se non si muovono loro, mi muovo io. Questa è l’ultima chiamata”.
Sul Fatto Quotidiano: ”Visto che nel centrosinistra non succede nulla mi candido pure io, così dovremo parlare dei programmi che l’Idv vuole portare al governo del Paese”.
È una sfida quella lanciata da Antonio Di Pietro, protagonista di un colloquio alla Camera con Berlusconi e di una critica al centrosinistra e al segretario Pd Bersani per non averlo convocato. “Non faccio il salto della quaglia – chiosa Di Pietro – Però vado oltre la storia della sinistra classica, anche perché Bersani non ha ancora deciso con chi farla, l’alternativa. E poi, con il crollo del Cavaliere c’è tutto un elettorato che va riportato sulla retta via, basti guardare a quanti hanno votato ai referendum, 27 milioni, molti di più dei 17 che votarono centrosinistra alle politiche”.

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