Scontro tra il Presidente della Camera e il ministro dell’ Economia Tremonti

di Mariella Commenta

 Dura la presa di posizione di Fini alla scelta di porre la fiducia sulla Finanziaria: “deprecabile” ha definito la mossa del governo. “Credo – afferma Fini – che si possa dire che da parte delle opposizioni si sia registrato un atteggiamento non ostruzionistico. Pertanto, porre la questione di fiducia è una prerogativa legittima dell’ Esecutivo, ma poteva essere evitata dal momento che anche sul fronte del calendario vi erano tutte le garanzie che i tempi fossero rispettati”.

Secondo il Presidente della Camera, esistevano i tempi tecnici per evitare la fiducia. Dal suo canto Tremonti avrebbe difeso la sua scelta con la necessità di non correre rischi, contestando le reazioni di Fini, il quale non avrebbe saputo controllare la propria rabbia. La fiducia, avrebbe detto Fini, non aiuta ad abbassare i toni, in un clima, fra l’ altro, già infuocato per le recente aggressione a Berlusconi. Insomma, deprecabile per Fini è stato l’ atteggiamento di Tremonti, più che la scelta del governo di porre la fiducia. Fini ha esposto questi ragionamenti anche a Berlusconi nel corso di un colloquio telefonico.

Tremonti definisce fisiologica e naturale la decisione di blindare la Finanziaria. Fini, invece, la ritiene una forzatura, convinto che la violenza della scorsa domenica avrebbe dovuto consigliare atteggiamenti più dialoganti. Ma il ministro dell’ Economia è rimasto convinto della necessità di accelerare l’ iter del provvedimento per evitare il rischio di restare impantanati alla Camera e ritardare così il via libera finale che dovrà arrivare dal Senato entro Natale.

Inutile è stata la riunione convocata in gran fretta: Fini, Tremonti, i capigruppo del Pdl Cicchitto e della Lega Roberto Cota si sono seduti attorno a un tavolo nel tentativo di cercare una strategia che evitasse un ulteriore strappo all’ interno del delicato equilibrio della maggioranza.

Il Pdl e la Lega spiegano in una nota, che Tremonti condivide in pieno: “Come dimostra la storia dei lavori parlamentari la questione di fiducia è sempre stata una decisione politica e come tale appartiene alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza“.

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