Afghanistan – Il ministro degli Esteri Franco Frattini: “La missione deve cambiare”

di Mariella Commenta

 Cinquecento soldati italiani, inviati in Afghanistan per controllare il regolare svolgimento del voto, rientreranno nei prossimi giorni, nelle prossime settimane in accordo con gli altri paesi che hanno a loro volta aumentato i loro contingenti per le elezioni. È la promessa che Silvio Berlusconi fa da Bruxelles, nel giorno del lutto per i sei soldati italiani morti laggiù.

Ma a Bossi che chiede di riportare tutti i nostri militari a casa per Natale, il Cavaliere risponde che per ora si può parlare di una transition strategy, di una diminuzione di organici. Anche per onorare i morti, perchè certo non possiamo, dopo aver fatto tanto anche in termini di sacrifici umani, abbandonare l’ impresa in seguito ad eventi così drammatici e dolorosi.

“Si deve finire il lavoro iniziato in Afghanistan per una democrazia essenziale in quel paese ma anche per proteggere il resto del mondo dal terrorismo. E si deve farlo con una forte riduzione del contingente italiano, ma senza ipotizzare passi indietro solitari perchè nessun paese può assumere decisioni univoche, questo tradirebbe l’ accordo e la fiducia degli altri paesi presenti”.

Questa la linea che il premier Silvio Berlusconi traccia a Bruxelles, in questa giornata dolorosa, per ribadire, di fronte ai capi di stato e di governo dell’ Unione, che l’ Italia al momento rimane. Nonostante abbia già dato tanto in termini di sacrifici umani: ventuno giovani vite in 5 anni.

Berlusconi è addolorato, ma deve frenare il suo alleato Umberto Bossi, che vuole il rientro delle truppe, convinto che non ci sia più altro da fare per la democrazia afghana. Non potrà essere così, non adesso. Anche se Berlusconi, commosso davanti ai morti e davanti al dolore di un paese intero, fa capire che tutti vorrebbero la stessa cosa.

“Tutti siamo speranzosi e ansiosi di poter riportare a casa al più presto i nostri ragazzi», è il suo messaggio, diretto non soltanto a Bossi. Ma non si può farlo con una decisione isolata, non dopo aver garantito a Barack Obama solo tre mesi fa nel felice incontro di Washington l’ aumento delle truppe italiane a Kabul.

Dopo le elezioni “era stata già prevista una forte riduzione e quindi procederemo in questa direzione”, spiega il presidente del Consiglio al paese e anche al suo più fido alleato. È una posizione già di maggiore apertura rispetto a quella del ministro della Difesa Ignazio La Russa, una linea che nelle speranze si avvicina molto a quella del leader leghista. Ma per il capo del governo italiano non si può prescindere dal fatto che “il problema è internazionale e nessun paese presente può assumere da solo univocamente decisioni”.

“Forte riduzione”, dunque. Ma quando la domanda dei giornalisti si fa diretta, prima del Consiglio Europeo al Palazzo Justus Lipsius, quando al premier viene chiesto se tutti i soldati torneranno a casa lui risponde che no, “non c’ è nessuna idea” in tal senso. Tuttavia Berlusconi ricorda di aver preso in considerazione, durante il G8 insieme a Barack Obama, possibili exit strategy.

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