Estero. Barack Obama: “Via alla riforma sanitaria. Costa meno delle guerre di Bush”

di Mariella Commenta

 Il presidente degli Stati Uniti ha lanciato un appassionato appello, con un discorso a sessioni congiunte della Camera dei Rappresentanti e del Senato, perché i congressisti approvino subito una riforma che trasformerà in maniera sostanziale il sistema sanitario statunitense e il mercato delle assicurazioni.

“Siamo l’ unica democrazia al mondo che non garantisce la copertura medica universale ai suoi cittadini” ha detto Obama nel suo intervento, e se non si agisce subito sulla riforma sanitaria, molti americani potrebbero pagare con la vita.

La riforma della sanità pubblica americana proposta dalla Casa Bianca costa meno di quanto abbiamo speso per le guerre in Iraq e in Afghanistan ha poi indicato al Congresso il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, quantificando i costi della riforma in circa 900 miliardi di dollari in 10 anni.

Ha poi ricordato che anche gli sgravi fiscali offerti ai più ricchi dal suo predecessore George W. Bush e approvati dal Congresso all’ inizio della legislatura in questione sono costati molto di più. Sulla riforma proposta, Obama ha detto che “molti dei costi prospettati verranno pagati con denaro già speso, ma speso male, nel sistema previdenziale attuale. Il piano non aumenterà il nostro deficit”.

La riforma costerà 900 miliardi di dollari nell’ arco dei prossimi dieci anni. Obama ha chiarito che il piano non aumenterà di un solo dollaro il deficit pubblico. “Il motivo per cui ho trovato un debito da mille miliardi di dollari entrando alla Casa Bianca è che troppe delle iniziative prese nell’ ultimo decennio non avevano copertura finanziaria e io non farò lo stesso errore per il sistema sanitario”.

Obama ha aggiunto che è ora di mettere da parte i litigi e ha chiesto azioni rapide perché si è più vicini che mai all’ obiettivo della riforma: al traguardo, ha detto, ci sarà un sistema che migliorerà la stabilità di coloro che sono già assicurati e allargherà le opzioni per quelli che oggi non possono contare su una copertura sanitaria.

“Credo che ci sia un ampio consenso su questi aspetti del piano, sebbene persistano divergenze su dettagli significativi”. Quanto ai critici della sua proposta, li ha accusati di usare tecniche dilatorie invece di un onesto e concreto dibattito: “Non perderò tempo, con coloro che sono giunti alla conclusione che è meglio cancellare questo piano che tentare di migliorarlo”.

“Non terrò le braccia incrociate mentre gli interessi particolari usano le stesse tecniche trite per mantenere le cose esattamente come stanno. Se confonderanno il contenuto del piano, gli chiederemo le prove. Non sono il primo presidente che prende a cuore questa causa, ma sono determinato a essere l’ ultimo”.

Nel suo discorso, Obama ha ripetuto sostanzialmente quello che aveva già detto a più riprese; ma ha tentato di vincere le resistenze di un Congresso spaccato tra quelli che appoggiano con entusiasmo un maggiore intervento dello Stato nel settore sanitario, ovvero la maggior parte dei democratici, e quelli che si oppongono a qualsiasi intervento dello Stato nel settore. Il tempo dei bisticci è finito. E così il tempo dei giochetti. È il momento di agire, conclude.

Foto Ap

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