Berlusconi e Sarkozy: ok sul nucleare. Ma è polemica sugli impianti

di isayblog4 Commenta

Tutti si interrogano su dove potranno essere costruite le quattro centrali atomiche a tecnologia EPR, da 1600 MW ognuno. Sulla carta, c’ è una procedura da rispettare per stabilire i siti idonei, c’ è una commissione di saggi nominata dal ministro Scajola, c’ è una legge in discussione in Parlamento, ci sono le regole internazionali dell’ Aiea di Vienna. Ma una centrale nucleare non si può mettere dappertutto. Come spiega Francesco Mezzanotte, del dipartimento Nucleare della Ispra, servono zone poco sismiche o molto stabili, vicino a grandi fonti di acqua, posti senza pericolo di inondazioni, possibilmente lontano da luoghi densamente popolati. E anche se tutti – ufficialmente – spiegano che non è stato definito nulla, già si sa che le soluzioni possibili sono poche. In Italia di posti simili non ce ne sono moltissimi, spiegano gli esperti e gli addetti ai lavori interpellati. E quei pochi siti che c’ erano sono quelli già individuati negli Anni ’70 ai tempi dei Piani Energetici Nazionali. Siti dove peraltro centrali nucleari c’ erano già o stavano per esserci. Scarsa sismicità e acqua di fiume?

La Pianura Padana, ovvero Caorso, in provincia di Piacenza, e Trino Vercellese (Vercelli). Scarsa sismicità e acqua di mare? C’ era Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Stabilità e lontananza da grandi abitati? C’ è la Sardegna neoberlusconizzata, c’ è la Sicilia – peraltro la Regione si è candidata – sulla parte della costa rivolta verso l’ Africa, c’ è la Basilicata, alcune aree della Puglia. Si è candidato anche il Veneto, proponendo il sito di Porto Tolle (Rovigo): ma c’ è l’ handicap della zona paludosa. E inoltre lì già c’ è una centrale a olio combustibile da 2500 MW, che l’ Enel voleva convertire a carbone. I posti buoni sono pochi e spesso già occupati. Come spiega il professor Marco Ricotti, che insegna Impianti nucleari al Politecnico di Milano, “si può risolvere, come fa il Giappone, il rischio sismicità, o realizzare torri di raffreddamento laddove non ci sia moltissima acqua disponibile. È soltanto un problema di costi”. Tuttavia, a Montalto di Castro già ci sono centrali (a carbone e olio) per 3300 MW; a Trino Vercellese una a ciclo combinato da 600 MW.

“Non c’ è un posto al mondo dove possano convivere così impianti nucleari e tradizionali – commenta l’ ingegnere Giovanbattista Zorzoli, da una vita nel mondo dell’ energia – e c’ è il problema della rete di trasmissione, che non sarebbe certo in grado di reggere. Nemmeno la produzione concentrata di un EPR di tipo francese da 1600 MW”. Un vincolo, questo, che renderebbe complicato anche accoppiare in un solo sito (come si fa per i reattori di potenza minore) due gruppi nucleari EPR. Tanto che anche Ricotti si dice convinto che potrebbe esserci anche un accordo con gli americani, che fanno reattori di dimensioni più contenute e più facilmente gestibili per noi.
Dei siti del nucleare italiano pre referendum, dovrebbero stare tranquilli quelli di Latina e del Garigliano, mentre anche l’ ingegner Andrea Masullo, responsabile scientifico energia del Wwf, teme che nel mirino ci siano subito Trino e Caorso, seguite da location sarde, lucane o pugliesi. “Ma quella del governo è una scelta ideologica e non economica – spiega Masullo -, ogni centrale costerà 7 miliardi”. Luigi Paganetto è il presidente dell’ Enea: è soddisfatto per l’ accordo, “che ci permette di stare dentro una traiettoria tecnologica importante”, e candida il suo ente ad “affrontare il problema della costruzione del consenso tra le popolazioni, a spiegare problemi e opportunità ai cittadini”. Vedremo, e molto presto, se sarà un compito praticabile.

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