Altero Matteoli: “Per uscire dalla crisi bisogna realizzare infrastrutture”

di Mariella Commenta

I lavori per il Ponte sullo Stretto partiranno entro quest’ anno. “La stragrande maggioranza delle opere previste dal piano da 16,6 miliardi varato dal governo può partire entro il 2009, anche il Ponte sullo Stretto”. Lo ha annunciato il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, a “Radio anch’ io”, aggiungendo che a decidere sarà il Cipe di venerdì prossimo. Il ministro ha avvertito che se si parte con 16,6 miliardi di opere ci saranno 140mila posti in più, altrimenti 65mila posti saranno a rischio. “Per uscire dalla crisi – afferma Matteoli – bisogna realizzare infrastrutture. Noi ne abbiamo bisogno. Dal secondo posto in Europa per la realizzazione di infrastrutture che avevamo a inizio anni ’70 oggi siamo al diciannovesimo posto sui 27 paesi dell’ Unione europea”. Sulla Torino – Lione invece “noi stiamo discutendo con i sindaci, nei quali ho trovato grande senso di responsabilità e desiderio di varare un progetto definitivo. Ma non è possibile tornare indietro. A fine 2022 l’ opera sarà completata”. Afferma il ministro delle Infrastrutture.

Venerdì, dunque, il Cipe dovrebbe rifinanziare l’ opera del Ponte sullo Stretto, stanziando nuovamente gli investimenti di competenza statale pari a 1,3 miliardi di euro e dando nuova linfa al progetto di un collegamento stabile tra Sicilia e continente. A dare la notizia, in esclusiva, l’ edizione delle 20:00 del Tg1 di martedì 24 febbraio, in un servizio di Luigi Monfredi con un’ intervista al giornalista Giuseppe Cruciani che si è espresso favorevole rispetto alla scelta del governo di rilanciare il Ponte, dichiarando: “Fare il Ponte significa sconfiggere l’ Italia dei no, del non fare, dell’ immobilismo, delle chiacchiere, dell’ inconcludenza politica e anche dell’ ambientalismo radicale che vuole che tutto resti fermo e immobile. Inoltre la realizzazione del Ponte sarebbe lo slancio dei trasporti che al sud versano in uno stato drammatico. E sarebbe anche un simbolo, un simbolo importante di un Paese che finalmente investe nelle infrastrutture”.

Ma per Remo Calzone, ingegnere, l’ attuale progetto del ponte è inadeguato perché troppo costoso e soggetto alla forza del vento. Matteoli ha risposto dicendo di essere un politico, non un tecnico, e che il progetto Ponte è stato realizzato dai migliori tecnici ingegneristici del settore, e che la voce di Calzone è isolata. “Il progetto è questo e andiamo avanti con questo. È vero, costa 6 miliardi, ma su questo progetto non torniamo indietro'”.
Costa, costa tanto il Ponte, ma il governo ha deciso di investire tanti soldi per il Sud. Matteoli ci tiene a precisare che “se ci limitassimo al Ponte senza infrastrutturazione in Calabria e Sicilia non servirebbe a nulla. Quindi il Ponte ci obbliga a migliorare le infrastrutture ferroviarie, autostradali e anche i porti. È un opera gigantesca che porterà anche turismo”. E allora il discorso non può che ricadere sull’ A3, l’ autostrada Salerno – Reggio Calabria che, a quanto dice il Ministro, sarà completata “entro la fine del 2011, inizio del 2012”.

Matteoli infatti ha detto che “l’opera è tutta finanziata. Abbiamo avuto dei problemi dovuti alla criminalità organizzata: aveva intimidito le imprese, che volevano andarsene via, e questo ha fatto ritardare i lavori. Ma il ministro Maroni è andato in Calabria portando uomini e mezzi, e abbiamo convinto le imprese a restare. 190 chilometri sono già terminati, tutto il resto è già finanziato. Mancano un paio d’ anni alla conclusione di tutti i lotti in cui i lavori sono già iniziati, o inizieranno a breve, dopodiché l’ autostrada sarà completata, veloce, funzionale, e ovviamente si pagherà il pedaggio come d’ accordo con le due Regioni, perché se si paga in tutt’ Italia è giusto che si paghi anche lì”.

Questo tipo di dichiarazioni hanno suscitato già molte reazioni, in gran arte positive. Il senatore Reggino del Pdl, Giuseppe Valentino, ha diramato una nota che recita così: “Rivolgo un sentito plauso alla determinazione senza se e senza ma con la quale il Ministro Matteoli ha comunicato che cominceranno i lavori di costruzione del Ponte nello stretto tra Reggio Calabria e Messina. Un’ opera fortemente voluta che si realizzerà nonostante le difficoltà – giunte fino ad immaginare lo scioglimento della società Ponte sullo Stretto – poste in essere nella scorsa legislatura dal governo Prodi. Adesso è cambiato il vento, l’ avvio dell’opera tanto attesa e così utile alle esigenze del Mezzogiorno d’ Italia – e in particolare a quelle di Calabria e Sicilia – è in dirittura d’ arrivo. Sarà l’ evento più significativo della nuova stagione di governo, produrrà lavoro e benessere per aree vaste della società italiana”.

È contento anche il vice Presidente del Senato, Domenico Nania, Barcellonese: “Il ponte sullo Stretto di Messina è un’ opera molto importante, perché dimostra l’ impegno del Governo a voler risolvere uno dei problemi storici del Mezzogiorno d’ Italia. Bene ha fatto il Ministro Matteoli a dare uno scadenzario certo sulle grandi opere, come il ponte sullo Stretto che partirà entro il 2009 e che avrà un peso fondamentale per lo sviluppo del Paese e in particolare del Sud”.
Accoglie la notizia con toni entusiastici anche il presidente di Atlantia, Gian Maria Gros – Pietro: “È una buona notizia. Credo che il completamento della rete infrastrutturale fino al ponte verso la Sicilia sia un salto in avanti per il Paese e soprattutto per il Mezzogiorno”.

Intanto chi fino adesso ci ha guadagnato davvero in modo palpabile e concreto è l’ Impregilo, l’ impresa aggiudicataria del bando dei lavori per il Ponte, che oggi in borsa sta muovendo a un grande rialzo. Il titolo del gruppo, che domani terrà il cda sui conti 2008, mostra un progresso del 5,42% a 2,0525 euro. Impregilo è la società che può trarre i maggiori benefici dall’ accelerazione sul Ponte sullo Stretto, essendosi aggiudicata la gara per la progettazione e la realizzazione dell’ opera che vale 6 miliardi di euro. La giornata resta comunque positiva per tutto il comparto delle costruzioni con Astaldi che guadagna l’ 1,78%. Bene anche Italcementi (+2,78%) e Cementir (+4,17%) mentre Buzzi Unicem (+0,13%) è sostanzialmente piatta e paga, secondo gli analisti, la sua esposizione sull’ Europa dell’ Est.

Vedremo se anche stavolta, come già capitato in passato, si tratta solo di promesse o se davvero questo governo vuole fare sul serio.

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