Intercettazioni: indagato Gioacchino Genchi

di Mariella Commenta

 Un italiano su dieci nell’ archivio Genchi. Anche per quattordici utenze fisse del Quirinale, Gioacchino Genchi, (ex) consulente tecnico dell’ (ex) pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, ha chiesto le intestazioni anagrafiche, per conoscere l’ identità, le generalità, il codice fiscale, il ruolo svolto da chi aveva la disponibilità di quelle utenze della Presidenza della Repubblica. Durissima la denuncia del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che all’ unanimità ha approvato e poi consegnato ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, una relazione sul cosiddetto archivio Genchi (lo stesso consulente ha ammesso nella sua audizione a palazzo San Macuto di aver trattenuto copia integrale del materiale). Il vicequestore Genchi ha sviluppato tabulati telefonici, schede anagrafiche, tracciati dei cellulari di molti cittadini apparentemente estranei all’ inchiesta giudiziaria, tra i quali anche parlamentari e soggetti che rivestono ruoli istituzionali.

Il Copasir sintetizza: “Tra le utenze individuate, quelle riferite al Procuratore nazionale antimafia e ad altri magistrati della Direzione nazionale antimafia e della Direzione distrettuale di Reggio Calabria, a 13 parlamentari, tra cui il Presidente del Consiglio, il ministro e il viceministro dell’ Interno e il ministro della Giustizia appartenenti a diverse compagini governative, a cinque partiti o gruppi politici, alla Camera dei deputati, al Senato della Repubblica (segreteria del Presidente), alla Presidenza del Consiglio, ai principali ministeri, ai vertici della Guardia di finanza, al capo degli ispettori del Ministero della giustizia e all’ ambasciata degli Stati Uniti in Italia. In tutti questi casi sono stati richiesti e acquisiti i dati di traffico telefonico”.

Poi ci sono le intestazioni anagrafiche, quelle che tracciano l’ identikit del titolare dell’ utenza fissa o del cellulare. Tra le 392.000 intestazioni anagrafiche, ve ne sono quelle di 52 utenze telefoniche fisse e mobili riconducibili al Consiglio superiore della magistratura e di 14 utenze fisse del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica. Quirinale, Csm, governo, partiti, Parlamento, servizi segreti. Ci sono tutti. Romano Prodi, Giuliano Amato, Marco Minniti, Clemente Mastella. Ma anche, evidentemente, Silvio Berlusconi, Giuseppe Pisanu, forse Roberto Castelli. Il documento del Copasir si sofferma soprattutto sulle falle del sistema di sicurezza nazionale, che hanno consentito (nel rispetto della legge) a Genchi di sviluppare i tabulati telefoni del direttore del Sismi, Niccolò Pollari, di dirigenti e funzionari del servizio segreto militare come Gustavo Pigniero e Marco Mancini.

“Il Comitato – si legge nel documento del Copasir – considera suo preciso dovere istituzionale esprimere grande preoccupazione per le ripercussioni che l’ eco di questa vicenda può avere per i rischi che si possono determinare per la credibilità delle nostre agenzie nei loro rapporti con omologhi organismi di intelligence degli altri Paesi”. A proposito del generale Pollari, il documento del Copasir sottolinea: “Nelle audizioni del dottor De Magistris e del dottor Genchi è stata affermata l’ assoluta estraneità del generale Pollari all’ oggetto delle due inchieste giudiziarie”, Why Not? e Poseidone.

Per le due inchieste di De Magistris, Gioacchino Genchi ha sviluppato 1402 tabulati telefonici. Il Copasir rileva: “Tra le acquisizioni di tabulati vi è anche quella di utenze attribuite a Tavaroli, Ghioni e Bove, già responsabili e appartenenti alla Security Telecom, senza che siano chiare le ragioni per le quali ciò sia avvenuto”.

(Foto Panorama)

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