Di Pietro (IdV): Veltroni gioca a golf, io a rugby

di Mariella Commenta

Intervista rilasciata da Antonio Di Pietro a Corriere.tv, in riferimento alle dichiarazioni di Walter Veltroni di scioglimento dell’alleanza con l’Italia dei Valori.

Corriere: Qual’è stata la sua prima reazione a questa dichiarazione “alleanza finita”?
Antonio Di Pietro: Beh, detta da Veltroni ho pensato subito che in realtà volesse dire “alleanza finita, ma anche”.
In realtà qualsiasi persona e qualsiasi dirigente politico di buonsenso sa che di fronte al fenomeno Berlusconi c’è necessità di fare opposizione dura, determinata e pura. Una opposizione che finalmente Veltroni si è accorto di dover fare, e paradossalmente, nel momento in cui se n’è accorto, se la prende con me che me ne sono accorto dal primo giorno.

Corriere: E questo perché secondo lei?
Antonio Di Pietro: Perché appunto, da eterno secondo, se ne accorge il giorno dopo. Se ne accorge oggi, e si accorgerà domani che una rottura con l’Italia dei Valori non potrà essere praticabile per lui. Mentre stiamo parlando, in Trentino Alto-Adige stanno completando la fase della competizione elettorale dove si vota tra qualche giorno, dove stiamo camminando assieme. In Abruzzo l’Italia dei Valori gli ha messo a disposizione un candidato presidente, Carlo Costantini, ed un programma di rigore che può ridare credibilità ad un centrosinistra che è finito in galera. Nei prossimi mesi si vota in tre o quattro mila realtà amministrative, dove senza l’Italia dei Valori non riescono neanche a vincere una bambolina.
A me pare che questo suo discorso era più un atto dovuto per sedare qualche ennesima corrente quotidiana, o ennesimo mal di pancia quotidiano, all’interno del suo partito. Mi hanno detto peste e corna perché sto raccogliendo le firme contro il Lodo Alfano per il referendum, quando alcuni dei suoi dirigenti stanno facendo la stessa cosa e se la prende con me che non sono del suo partito. Evidentemente se la prende con me perché non ha la forza ed il coraggio a riprendere qualcuno all’interno del suo partito. Insomma, mi pare più un atto di debolezza e di paura più che una decisione.

Corriere: Veltroni ha detto che l’alleanza è finita il giorno in cui lei non ha rispettato l’impegno di formare un gruppo unico in Parlamento.
Antonio Di Pietro: Dal primo giorno che siamo in Parlamento noi stiamo facendo un’opposizione dura, determinata, coerente, decisa. Tutti i giorni Berlusconi sa che deve fare i conti con me. Cosa facevo io nel gruppo unico insieme a lui? Andavo a correre in presso a lui a fare il “ma anche”? Lui gioca a golf, io gioco a rugby per frenare questo modello dittatoriale di nuova generazione, quello di Berlusconi. Rispetto a tutto questo dice “no, ma quello doveva stare insieme a me”. A fare cosa? A cincischiare?

Corriere: Cosa succede allora, a questo punto, per l’elezione alla commissione di vigilanza con Orlando. Lei ha dichiarato “vigliacco chi non lo vota”.
Antonio Di Pietro: Certo che si. Alla commissione di vigilanza Rai tutta l’opposizione, quando si è riunita per decidere quale ruolo spettava ad ognuno, aveva deciso, tutti insieme. Mentre agli altri sono aspettate tante cose, tante altre cose, a noi è aspettato il dovere di offrire la candidatura di Orlando per la presidenza della commissione di vigilanza Rai. Perché dovrei tornare indietro? Cosa abbiamo fatto di male? Che ha fatto di male Orlando? Perché bisogna abbassare la schiena rispetto alla prepotenza della maggioranza di Berlusconi che dice “il vostro candidato me lo scelgo io”. E’ un atto di antidemocrazia, una sciocchezza inaccettabile, e chi l’accetta fa il collaborazionista.

Corriere: Le parole di Veltroni di oggi, secondo lei, nascondo anche un cambiamento di linea sul candidato della Commissione Rai e, ad esempio, un’apertura alla maggioranza per Pecorella?
Antonio Di Pietro: Non lo so, bisogna chiederlo a lui se ha fatto tutti questi ragionamenti. A me pare semplicemente che si sia rifugiato in un angolo per non affrontare i problemi all’interno del suo partito.

Corriere: A questo punto cosa succede? E’ una litigata per aggredire o c’è spazio per rifar pace e rimettersi insieme a far opposizione?
Antonio Di Pietro: Non ho fatto ne pace ne ho litigato. Ieri stavo con gli amici del Partito Democratico a Trento e Bolzano a fare campagna elettorale con loro. Come vede ci sono quattro mila comuni in Italia in cui la coalizione si sta mettendo insieme e preparando ad affrontare le amministrative dell’anno prossimo. Mi pare che l’unico che sta fuori sede e fuori logica è Veltroni, non tutti gli altri.

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