Immigrazione clandestina: doppia condanna dall’Onu e dal Vaticano

di isayblog4 Commenta

Ferma condanna dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Louise Arbour e un nuovo stop da parte del Vaticano per la politica del governo italiano nei confronti degli immigrati clandestini.

L’ONU
La Arbour ha stigmatizzato la “recente decisione di rendere reato l’immigrazione illegale” e i recenti attacchi contro i rom e, intervenendo al Consiglio dell’Onu sui diritti umani riunito in sessione a Ginevra, ha affermato che “in Europa, le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, contro l’immigrazione irregolare e minoranze indesiderate, sono una seria preoccupazione”.
“Esempi di queste politiche ed atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di rendere reato l’immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro i campi rom a Napoli e Milano”, ha affermato la Arbour.
La delegazione italiana ha immediatamente preso la parola per esprimere “stupore” per il riferimento alla situazione in Italia, “un Paese da sempre in prima linea nella battaglia contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza”, ha affermato l’ambasciatore Giovanni Caracciolo di Vietri.
La delegazione italiana ha inoltre precisato che l’Italia non ha ancora introdotto il reato di immigrazione clandestina e che il relativo progetto di legge deve essere ancora esaminato dal Parlamento.
L’obiettivo della norma, ha affermato la delegazione, sarebbe in ogni caso quello di contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e non avrebbe alcun legame con atteggiamenti xenofobi.
Poco dopo è arrivata la precisazione di un portavoce dell’Ufficio dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani: “L’Italia non è il solo Paese europeo dove leggi e regole estremamente severe sono state prese in considerazione o adottate. Né l’Italia è il solo Paese europeo dove si sono verificati attacchi contro gli stranieri”, ma per entrambe le questioni in Italia gli eventi erano “molto recenti”, ha precisato il portavoce.
Riguardo agli attacchi contro i campi Rom, la delegazione italiana ha sottolineato che tutte le autorità e i partiti hanno condannato tali fatti e che i responsabili saranno perseguiti secondo la legge.

IL VATICANO
“I cittadini di Paesi terzi, come cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un’infrazione amministrativa”.
E’ questa la posizione espressa dal Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto, in merito al dibattito in corso in Italia sul tema dell’immigrazione clandestina.
Così il Vaticano stamattina è tornato a intervenire, dopo le parole del cardinal Bagnasco, presidente della Cei, contro la permanenza prolungata nei cpt prevista dal pacchetto sicurezza del governo.
Il prelato, che si trova a Nairobi per il congresso panafricano dei delegati delle Commissioni episcopali per le migrazioni, ha risposto a una domanda relativa alla questione immigrazione ai microfoni della Radio Vaticana. E ha aggiunto: “Mi ritrovo personalmente nell’opinione espressa dalla minoranza a Bruxelles”.
“In una recente intervista auspicavo in Italia, e non solo naturalmente, un equilibrio tra sicurezza e accoglienza – ha detto ancora il prelato -. Possiamo ora dilatare questo auspicio introducendo solidarietà, senso umano e giustizia”.
“Ho appena studiato il Progetto di Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di Paesi terzi soggiornanti illegalmente attualmente in fase di elaborazione” ha detto il prelato.
“Ho letto, altresì – ha aggiunto – la relazione su tale Proposta con molti distinguo e con impegno a migliorare il testo dal punto di vista del rispetto dei diritti umani degli immigrati, nelle varie loro espressioni, e specialmente dei rifugiati, dei minori, ecc”.
“Debbo comunque dire all’Italia – ha quindi proseguito – però inserita nel contesto europeo, nell’ impegno cioè ad avere una politica comune in materia di migrazione che io chiamo ‘irregolare’ – che mi ritrovo personalmente nell’opinione espressa dalla minoranza, a Bruxelles, e cioè che i cittadini di Paesi terzi, come cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un’infrazione amministrativa”.
“I Governi – ha spiegato l’arcivescovo – hanno la loro competenza in tutto ciò, con dialogo multilaterale, perché nessuno oggi può risolvere questioni così complesse unilateralmente”.
“Da parte nostra, della Chiesa, – ha sottolineato- v’è il compito di analizzare la situazione ‘hic et nunc’, qui – ovunque – e adesso, e con giudizio storico, alla luce dei valori umani e divini che in Cristo essa offre da duemila anni, pur nelle incoerenze e nei peccati dei suoi figli, e additare con forza e umiltà dove manca l’ equilibrio, nella tensione soggiacente agli anzidetti valori. Stiamo calando nell’accoglienza? E’ lì che la Chiesa deve insistere”.

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