Il saluto di Fini nel giorno dell’addio ad AN

di Mariella Commenta

 “Questa è la mia ultima relazione da presidente del partito. Lo dico con emozione non solo personale per i risultati elettorali e per quello che il partito si accinge a fare nei prossimi mesi”.
Con queste parole Gianfranco Fini ha aperto l’assemblea nazionale di AN durante la quale, dopo 21 anni, si appresta a passare il testimone a Ignazio La Russa che affiancato dall’ufficio politico e da un nuovo esecutivo, dovrà traghettare AN nel Pdl.
Fini ha ringraziato gli elettori “tutti quelli che ci hanno dato fiducia” nonché tutti i militanti del partito “dal primo fino a quelli in periferia”.
“C’è un unico sassolino che mi tolgo dalle scarpe nel momento in cui passo il testimone, un’unica puntura di spillo”, ha detto Fini.
“Oggi – ha aggiunto- mi voglio prendere il piccolo lusso di dire che la nostra gente ha capito la grande sfida politica del Pdl molto prima di qualche dirigente che ne ha compreso l’importanza solo dopo aver avuto la sicurezza di essere incluso nelle liste o di avere avuto posto al governo”.
“Non siamo più figli di un dio minore. E’ stata ricomposta una frattura. E’ stato superato un fossato”, ha sottolineato quindi la terza carica dello Stato, evidenziando il significato del successo politico ed istituzionale di AN e spronando il suo partito a “non fermarsi in corso d’opera nella costruzione del Pdl”.

“Sono convinto che le condizioni per la nascita del nuovo partito ci siano tutte – ha detto Fini – c’è la volontà degli amici di Forza Italia e di Berlusconi in primo luogo”. Per questo, ha proseguito, “chiedo a voi di lavorare con convinzione perché il Pdl è il compimento della strategia di Fiuggi. Alleanza Nazionale del ‘94 altro non è che il Pdl del 2008. Già da allora AN era una coalizione di popolo. Quello di oggi per noi è l’ultimo atto e dobbiamo camminare perché, attraverso la nascita del Pdl, si compia l’ultimo tratto di strada e si crei un grande punto di riferimento nel Paese maggioritario e fondato sui nostri valori”.
“Il compito del partito è segnato e io affido a La Russa la reggenza perché, affiancato dall’ufficio politico composto da Alemanno, Ronchi, La Morte, Matteoli e Gasparri, cioè il gruppo dirigente degli ultimi due anni, ed immediatamente affiancato da un esecutivo nominato da La Russa procedano per dar vita al Popolo della Libertà”, ha detto ancora Gianfranco Fini.
“La mia ultima direttiva, prima di passare le consegne – ha aggiunto – è che la scrittura dello statuto e delle regole e l’individuazione dei luoghi delle decisioni politiche e della classe dirigente non sia una operazione di vertice ma coinvolga la nostra gente, alla quale bisogna far capire perché si chiede un passaggio ulteriore. La nascita del Pdl non può essere una fusione a freddo, come è stato per il Pd”.

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