Casini apre a Roma la sua campagna elettorale

‘Senso del dovere, spirito di sacrificio, ottimismo e speranza: di questo ha oggi bisogno l’Italia. Eccolo il nostro programma’. Pier Ferdinando Casini, candidato premier dell’Udc nel suo intervento alla manifestazione

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PD: corrispondenza dal pullman – Grosseto

 E’ un sabato mattino pieno di fermento quello di Grosseto per l’arrivo del segretario del Partito Democratico Walter Veltroni. A mezz’ora dall’appuntamento in tanti in Piazza Dante si accalcano ai piedi del palco, per guadagnare le prime file. Altri invece preferiscono
attenderlo poco più lontano, in Piazza Monte Paschi, dove è previsto l’arrivo del bus. Tra gli applausi Veltroni percorre l’affollata via del Corso e i portici, sale sul palco sulle note di “Mi fido di te” e poi lo sguardo si perde nella splendida cornice in pietra bianca e rosa della
piazza principale di Grosseto. Di fronte ondeggia un mare di cartelli verdi con lo slogan “Si può fare”.

Dall’ultrasinistra, la proposta programmatica del PCL

 La crisi del governo confindustriale di Romano Prodi segna il fallimento del Centrosinistra e delle sinistre in esso coinvolte.
In due anni il governo Prodi ha agito come comitato d’affari di Confindustria e delle grandi banche: regalando loro decine di miliardi, detassando i loro profitti, offrendo loro la previdenza privata (TFR) , mantenendo le leggi di precarizzazione del lavoro, elevando l’età pensionabile e colpendo persino il pensionamento di vecchiaia. Mentre , parallelamente, ha mantenuto basi e missioni militari, ha elevato le spese di guerra, ha premiato e promosso i vertici di polizia responsabili del G8, si è genuflesso al Vaticano perfino sui diritti civili, ha riproposto decreti xenofobi antimmigrati.
Questo governo non ha affatto garantito il “meno peggio”. Al contrario : ha realizzato in meno di due anni ciò che Berlusconi non sarebbe stato in grado di realizzare, a fronte della prevedibile opposizione di massa . E’ vi è riuscito grazie al sostegno determinate delle sinistre di governo e delle burocrazie sindacali, che per due anni hanno votato tutto ciò che il loro popolo aveva combattuto: in cambio di ministri, sottosegretariati, ruoli istutizionali; o di un posto a tavola della concertazione.