D’Alema: Via Walter? Non lo chiedo io

 Walter Veltroni invita ad uscire allo scoperto coloro che vorrebbero un cambiamento al vertice del Pd. Ma Massimo D’Alema, l’ultimo presidente dei Ds, da più parti indicato come il mandante delle pressioni per il rinnovo della segreteria e delle critiche alla linea politica del segretario, si chiama fuori: non sono io a volere che Walter se ne vada. «Veltroni non si rivolge a me – sottolinea convinto D’Alema ai microfoni di Radiodue – perchè ci conosciamo da anni e lui sa che io sono una persona a volte spigolosa ma diretta e quindi se io ritenessi che lui deve lasciare la carica, lo direi prima di tutto a lui. Se non l’ho detto, non lo penso».

«AFFRONTARE I PROBLEMI» – D’Alema è convinto che nel centrosinistra ci siano dei problemi ma non pensa che sia venuto il momento di una resa dei conti. Piuttosto, ha detto, «penso che è ora di affrontare i problemi seri, non esorcizzandoli dando la colpa a oscuri complotti che è una risposta semplicistica».

Dalla Ue meno vincoli alle banche

 Sul tavolo del vertice europeo che si riunirà a Bruxelles l’11 e 12 dicembre prossimi non ci sarà soltanto il rilancio dell’economia europea da 200 miliardi di euro presentato la settimana scorsa dalla Commissione Barroso. La novità più significativa è che ci sarà quasi certamente anche un nuovo codice Ue, più flessibile, per l’erogazione degli aiuti al settore bancario in difficoltà. La riunione del Consiglio Ecofin dei ministri delle Finanze dei 27, ha dunque tracciato delle linee guida per “una distinzione – come ha detto il ministro dell’Economia francese, Christine Lagarde, presidente di turno della Ue – tra banche in difficoltà e banche fondamentalmente sane”. Vi è stato un ragionevole grado di consenso nelle discussioni, “non un consenso totale, ma piuttosto buono”. Il punto principale della discussione è stato il piano da 200 miliardi di euro proposto alla Commissione Europea. Una discussione che ha portato a una sorta di “annacquatura” del piano di Bruxelles, in modo da renderlo più vago e meno impegnativo, il tutto con uno stop alla riduzione dell’Iva. Il piano arriverà poi sul tavolo dei leader Ue al Consiglio Europeo della prossima settimana.

Napolitano: Il mezzogiorno faccia autocritica

 Ancora una volta nella sua città, Napoli. E ancora una volta lancia messaggi. Se il Mezzogiorno non fa una ”autocritica e un’autoriflessione” sulla amministrazione della cosa pubblica, non puo’ fare sentire la sua voce rispetto a scelte politiche che lo penalizzano, neanche ”sulle interpretazioni piu’ perverse del federalismo fiscale”, ha detto il presidente della Repubblica alla Fondazione Mezzogiorno-Europa

”Non voglio aggiungere nulla – ha detto Napolitano, in un breve intervento a braccio – a cio’ che ho detto pubblicamente. Sono persuaso che se oggi non si da’ il senso di una forte capacita’ di autocritica e di autoriflessione nel Mezzogiorno, poi la partita per fare passare politiche corrispondenti alle esigenze del Mezzogiorno stesso, diventa enormemente difficile. Si possono denunciare rischi, paventare esiti infausti, ma se ci si sottrae a un esercizio di responsabilita’ per quello che riguarda l’amministrazione della cosa pubblica nel Mezzogiorno, non si hanno titoli per resistere anche a interpretazioni le piu’ perverse del federalismo fiscale”.

Raddoppio IVA pay-tv: Berlusconi se la prende con il PD e i giornali

 Essere preso con le mani nel sacco, forse è questo che in mattinata faceva sembrare il premier pronto a fare un passo indietro quando, da Tirana, diceva di non avere nulla in contrario a cambiare la norma del dl anti-crisi che aumenta l’Iva per le pay-tv al 20%.
“Se la sinistra insiste perché si cambi questa norma, – ha detto il presidente del Consiglio durante la conferenza stampa con il suo omologo Sali Berisha – io la prendo in parola e sono assolutamente d’accordo, purché si rispettino le normative europee”.

Ma dopo l’alt di Giulio Tremonti i toni cambiano e paradossalmente la colpa diventa dell’opposizione, dei quotidiani e dei loro vignettisti (!).
“Questa sinistra non ha alcun ritegno e non tiene vergogna. A promettere l’adeguamento dell’Iva sulle pay tv fu Romano Prodi. Questa è la sinistra da vergogna con cui abbiamo a che fare – insiste – se io fossi nei loro panni, me ne andrei a casa, se fossero coerenti andrebbero in Parlamento a dire di portare l’Iva al 10% per tutti ma, visto che non lo sono, non lo faranno”.

Poi è il turno dei direttori dei giornali: “Io Sky la capisco, ha avuto un privilegio, ma non capisco i giornali che invece di chiedersi come mai c’era un rapporto privilegiato nei confronti di Sky attaccano me, che vergogna! Politici e direttori di giornali come La Stampa e il Corriere dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa”.

La CISL lancia l’allarme: La crisi mette a rischio quasi un milione di posti di lavoro

Circa 900.000 i posti di lavoro a rischio nei prossimi due anni nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni. E’ l’allarme lanciato dalla Cisl nel ”Rapporto industria 2008” presentato oggi a Roma nel quale si riporta anche una “road map” delle aziende e dei lavoratori coinvolti in crisi e ristrutturazioni aziendali. “Questa lista” annuncia il segretario confederale, Gianni Baratta “ha raggiunto il numero di 179.552 lavoratori, contro i 20.000 – 25.000 che si stimavano a giugno, a rischio occupazione”. Un elenco che tuttavia non comprende i lavoratori interinali e con contratto a termine, cui non e’ stato rinnovato il contratto. “Per le aziende -spiega Baratta- ci sono nomi importanti come Fiat, Alitalia, Lucchini, Electrolux, Granarolo, Unilever”. Nel complesso, la Cisl stima che oltre il 5% dell’occupazione industriale sia oggi coinvolta in situazioni di crisi ed il dato tende a crescere. ”Una parte del sistema industriale – si legge nel rapporto, pubblicato integralmente in questo sito nell’area “Primo Piano” – rischia di navigare al limite della linea di galleggiamento, al di sotto della quale si rischia di annegare. Resiste meglio chi ha polmoni finanziari piu’ capaci”.
Di fronte ad una così grave crisi economica, ben fotografata nell’analisi presentata oggi, il segretario generale, Raffaele Bonanni ha ribadito la necessità di un coinvolgimento di tutte le parti: “Serve il concorso di tutti. Il Governo dimostri un maggiore spirito di coesione coinvolgendo anche l’opposizione nella messa a punto di manovre anticrisi. Non servono né chiusure da parte dell’esecutivo né le posizioni della Cgil che dividono il fronte sindacale. Ho notato nel governo- ha detto Bonanni esprimendo preoccupazione per la mancanza di un clima di coesione nazionale che contraddistingue invece gli altri paesi europei – una posizione, analoga alla chiusura della Cgil, nel non ricercare una convergenza spingendosi in inutili fughe. Il dialogo con l’ opposizione è, secondo Bonanni, necessario in particolare su tre grandi temi che potranno, in futuro, costituire la base del rilancio del Paese: infrastrutture, energia pulita ed edilizia scolastica.

Berlusconi: Quando Tremonti chiarirà la ragioni dell’aumento dell’Iva sulle pay-tv, la sinistra perderà la faccia

 “Quando Tremonti avra’ chiarito le ragioni del suo agire a proposito dell’innalzamento dell’Iva per le tv a pagamento, la sinistra ancora una volta perdera’ completamente la faccia di fronte agli italiani”. Lo ha affermato il presidente Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa a Tirana, a proposito della norma sull’Iva delle pay-tv :

“Considero la reazione della sinistra una cosa vergognosa. C’e’ un’Iva al 20% per tutti e Sky aveva il 10%. Se la sinistra chiede, difendendo i ricchi e i consumi non necessari pur di andare contro di noi tirando addirittura in ballo il conflitto di interessi, io non ho nulla in contrario. Di questa cosa non sapevo niente, e’ una cosa fatta al ministero delle Finanze; il ministro delle Finanze e’ andato a vedere dove ci fossero sprechi e privilegi e ha deciso di fare questa norma. Quando ho domandato al ministro Tremonti come mai avesse introdotto la norma che aumenta l’Iva dal 10 al 20% per le pay-tv, lui mi ha dato una certa risposta che adesso vi dara’ lui e lasciamogliela dare solo a lui. Pero’ visto come ha reagito la sinistra, adesso io aspetto di vedere cosa fara’ la sinistra quando Tremonti avra’ chiarito le cause del suo agire e ancora una volta, secondo me, la sinistra perdera’ completamente la faccia di fronte agli italiani”.

Verdini (PdL): Alle elezioni Europee, l’obiettivo è il 50%

“Forza Italia confluisce nel Pdl, non si scioglie. L’anima di Forza Italia e’ quello che rappresenta la rivoluzione berlusconiana che dal ’94 ha cambiato un po’ questo Paese”. Lo ha affermato Denis Verdini, coordinatore nazionale di Forza Italia, intervistato da Maurizio Belpietro durante la trasmissione ’Panorama del giorno’.

“Quello che portera’ Forza Italia nel Pdl e’ un processo lungo, difficile, unico nella storia del Paese. Pero’ dipende dal risultato del 13 aprile. Gli elettori hanno riconosciuto con grande forza la tendenza bipartitica del Paese, perche’ il 70 per cento ha votato il 38 per il Pdl e il 32 per il Pd. Hanno chiesto quindi la semplificazione della politica, un chiarimento, una modernizzazione del Paese facendo riferimento alle grandi democrazie occidentali”.

Quanto alle “resistenze nei due partiti principali, Forza Italia e An”, Verdini ha osservato che “e’ un po’ una storia comune nella storia dei partiti.

Si accende nel PD il dibattito sul partito del nord

 Puntare al territorio per far crescere il PD. E’ questa la voce unanime che si leva da diversi esponenti del Partito Democratico. Enrico Letta lo ha ribadito nel suo intervento a YouDem.tv: ”Un partito romanocentrico non vincerà mai” ed é giusto promuovere invece un modello di partito ”con i piedi piantati sul territorio”.

Il ministro ombra del Welfare ha negato che questo significhi imitare la Lega: ”Puntare su un partito autonomista non significa scimmiottare la Lega. Noi non abbiamo ancora ben capito che l’Italia ha delle
enormi differenze”, non solo tra nord e sud, ”ma anche all’interno dei nord e dei sud”.

“Dobbiamo costruire un partito e delle leadership con i piedi piantati nel territorio – ha proseguito Letta – e questa non é una novità perché nella prima repubblica i partiti avevano un forte radicamento sul territorio e avevano un’autonomia fortissima; poi nella seconda repubblica si é centralizzato un po’ tutto”.