Due giorni fa, sulla giustizia, Pier Ferdinando Casini, aveva usato parole che sono musica per le orecchie del Cavaliere: apertura di un tavolo di confronto tra maggioranza e opposizione sulle riforme e conseguente esclusione di Antonio Di Pietro. E ieri in un’intervista per il mensile «Pocket», Silvio Berlusconi ha lanciato verso gli ex dc un segnale di disgelo: «Per Casini le porte del Pdl non sono aperte, sono spalancate. Casini ha deciso di non far parte della Pdl e ha scelto una strada che lo sta portando su posizioni che hanno deluso elettori ed ex dirigenti dell’Udc. Speriamo che cambi idea».
E’ il segno dei tempi che cambiano. Una volta la giustizia era il tipico argomento che veniva utilizzato dagli avversari per isolare ed emarginare il Cavaliere. Oggi dopo lo scontro tra Procure e il divampare dell’incendio della Tangentopoli rossa, avviene l’esatto contrario: la politica della giustizia è uno strumento nelle mani di Berlusconi per «destrutturare» l’opposizione. Appunto, i ruoli si sono capovolti: una volta il pm-sceriffo era considerato da buona parte dell’opinione pubblica il giustiziere, il Bene; oggi, secondo il premier, ci sono tutte le condizioni per assegnargli la parte del Male, per compiere quella rivoluzione culturale indispensabile per garantire il consenso necessario a una profonda riforma in senso «garantista» della giustizia.
Sorridono Berlusconi e Di Pietro. Nemici giurati ma, stavolta, accomunati dal segno più. Non ride il Pd che ha di che guardare con preoccupazione alla sua seconda grande prova elettorale. Molto deboli i segni di risveglio della sinistra radicale, mentre i centristi dell’Udc calano. Bene invece la Lega che rafforza il peso nel Nord del Paese. Sono queste le prime indicazioni che arrivano dal primo sondaggio sulle elezioni europee dell’anno prossimo realizzato da Ipr marketing per Repubblica.it. Una rilevazione fatta a sei mesi dal voto di giugno in attesa dell’eventuale varo della legge, voluta dal Pdl, che propone uno sbarramento al 5%. Soglia che taglierebbe fuori molti piccoli partiti.
Una lunga lettera pubblicata in prima pagina dal primo quotidiano italiano per rivendicare al partito la capacità di “uscire più forte e più credibile da questo passaggio critico” a patto di “rifuggire dalla tentazione di chiuderci a difesa dell’indifendibile e se sapremo invece nutrire il coraggio di scommettere in modo ancora più deciso sull’innovazione”. E su questo Veltroni indica tre dimensioni di innovazione: la prima è politica ed è la “vocazione maggioritaria. Che non è vacua ricerca della solitudine o presunzione di autosufficienza, ma ambizione di cambiare in profondità i rapporti di forza politici nella società italiana”. Da costruire con alleanze programmatiche chiare pena “ammucchiate eterogenee” o scarsa presa sull’elettorato.
Paradossi della politica italiana. Dopo la lettera al Corriere della Sera del segretario del PD, Walter Veltroni, che rivendica l’intenzione del PD di evitare l’autoindulgenza; è Silvio Berlusconi da quell’Abruzzo in cui il candidato Pdl alla presidenza della regione Gianni Chiodi si è distinto per il voto di scambio promosso via web, ad attaccarci affermando: “La questione morale? E’ innegabile che ci sia, c’è assolutamente nel Pd “. Immediata la dura replica del vicesegretario del PD, Dario Franceschini: “Berlusconi che parla di questione morale al Pd? E’ l’ultimo uomo al mondo che può permettersi di farlo. Provi a ripetere la stessa frase davanti allo specchio e vedrà che non ci riuscirà neppure lui per la vergogna”. Mentre Giuseppe Fioroni, coordinatore dell’area Organizzazione del Pd, rispolvera il detto popolare del bue che dà del cornuto all’asino: “Sono soddisfatto che il presidente del Consiglio si accorga che l’etica riguarda anche la politica. Anche in questo caso, però, lo fa con due pesi e due misure. Per sé stesso e per i suoi amici – aggiunge Fioroni – si invocano i complotti, le cospirazioni, le aggressioni e si fanno leggi ad personam. Per gli altri, c’è subito una condanna senza se e senza ma. Noi siamo abituati a rispettare i magistrati e ad aspettare gli esiti prima di ogni commento e di ogni avventato giudizio – e conclude – sarebbe troppo facile liquidare il tutto con il bue che dice cornuto all’asino, ma almeno il premier abbia il senso del limite e della decenza”. Sulla stessa linea Anna Finocchiaro. La capogruppo in Senato invita il premier a “un’esame di coscienza”. Chiude la questione Paolo Gentiloni, responsabile della Comunicazione PD: “Se c’è un tema di cui proprio Berlusconi non dovrebbe azzardarsi a parlare è la questione morale. Con le sue dichiarazioni, con i suoi comportamenti, con i suoi perenni attacchi alla magistratura in questi 15 anni ha dato al Paese un esempio etico e morale tutt’altro che nobile. Da simili cattivi maestri il Pd non può e non deve accettare nessuna lezione”.
Intervista del presidente Silvio Berlusconi al quotidiano “Il Messaggero” del 6 dicembre 2008