Il governo boccia la proposta del Pd di un fondo attraverso cui erogare sussidi per coloro che perdono il lavoro a causa della crisi economica, ma il premier illustra i motivi della sua contrarietà all’ assegno di disoccupazione e lo definisce una misura che equivarrebbe alla “libertà di licenziare”. Le aziende, cioè, in presenza di un “ombrello” protettivo garantito dal governo, potrebbero affrontare con maggiore leggerezza i ridimensionamenti dei propri organici in un periodo non particolarmente facile. A questo proposito, tuttavia, il capo del Pdl ha spiegato che la crisi esiste, ma è vissuta sui media in maniera più drammatica della realtà. “Considero dannoso, dice, che i media continuino a presentare la crisi come qualcosa di definitivo e tragico. È una crisi pesante, ma l’ aggettivo tragico è esagerato”.
Redazione
Lega: tetto agli stipendi dei manager
Alla vigilia dell’ incontro tra le banche e il Tesoro proprio per parlare di aiuti di Stato, la Lega mette dei paletti e fa sapere, attraverso la senatrice Rosi Mauro, che la parola aiuto deve essere associata ad un contenimento delle retribuzioni dei manager: non più di 350 mila euro l’ anno. La proposta è stata presentata come emendamento al ddl sul lavoro collegato alla Finanziaria. L’ Abi, parte in causa, si chiude in un mutismo diplomatico, ma la politica – sia pur con varie sfumature – trova che ci sia una moralità intrinseca nella proposta della senatrice leghista.
L’ assegno di Franceschini: un boomerang
L’ assegno di disoccupazione per tutti è una carta che il leader del Pd ha giocato dopo l’ intesa tra governo e regioni rosse sulla tutela dei disoccupati delle Pmi: una mossa che non gli era andata giù. L’ ingresso del Pd nel populismo deciso e attuato da Dario Franceschini con la sua proposta “un assegno di disoccupazione per tutti” non è un bel segnale. Ma è il segno della debolezza di pensiero delle classi dirigenti dell’ opposizione. Perché la linea non è affatto di Franceschini, né della vecchia o della nuova segreteria del Pd. Il neoleader del partito si è limitato a far proprio e a rilanciare in grande stile, come sua prima proposta politica di rilievo, quanto da oltre sei mesi lo stato maggiore della Voce.info proponeva.
Le famiglie non giocano più: promesse non mantenute hanno spento entusiasmo e fiducia
“Oltre che sul nucleare il premier Berlusconi avrebbe fatto bene ad accordarsi con Sarkozy anche sulle politiche di sostegno alla famiglia che vedono la Francia molto più avanti. Nessun paese in assoluto riserva ai nuclei un trattamento di favore come quello applicato dai nostri dirimpettai”. Così dice Paola Soave, vice presidente del Forum delle associazioni familiari, che con numeri alla mano dimostra i vantaggi tributari che quel paese riserva alla famiglia. In Francia una famiglia di quattro persone, con coniuge e due figli a carico e un unico reddito di 25.000 euro, non paga praticamente nessuna imposta, appena 52 euro. Insomma, sul quoziente famiglia non c’ è partita. Anche perché qui da noi il quoziente famiglia si è smarrito per strada, in modo del tutto incomprensibile e irragionevole a nostri occhi.
Il Medio Oriente è divenuto una questione europea
A caso o con precisi obiettivi Washington ha consentito alla decisione di invitare l’ Iran alla conferenza di Trieste, che ha per tema Afghanistan e Pakistan? Il presidente americano Barack Obama dimostra apertamente che la prima preoccupazione degli Stati Uniti saranno gli Stati Uniti stessi. Passata, infatti, l’ era dell’ impero americano, che aveva sostituito il lungo impegno internazionale degli Stati Uniti nella Guerra fredda contro l’ Unione Sovietica. E questo accresce l’ importanza del ruolo degli Stati europei, soprattutto di quelli mediterranei, nel conflitto del Medio Oriente. Essi, però, non hanno la potenza militare americana e quindi devono agire per la via della diplomazia e dell’ economia, impegnandosi, nella guerra contro il terrorismo, a prendere parte a una lotta non solo contro al Qaeda ma contro i talebani in Afghanistan e in Pakistan, mentre gli Stati Uniti hanno scelto con Obama di non definire più tra i fini della loro politica militare la guerra contro il terrorismo.
Il Senatore Fluttero (Pdl): “No al nucleare è il riflesso condizionato della vecchia politica ambientale”
Stupiscono i numerosi no al nucleare messi al voto in alcuni consigli regionali, come ad esempio Molise e Abruzzo. Le numerose manifestazioni di contrarietà al nucleare di questi giorni sono posizioni anacronistiche e superate persino da alcuni ambientalisti europei che riconoscono nel nucleare un’ energia con indubbi vantaggi per quanto riguarda la totale assenza sia di produzione di Co2 che di elementi chimici inquinanti, quali l’ ossido di azoto o le micro polveri.
Estero. Braccio di ferro Iran – Usa: gli ayatollah iraniani contro Obama
Duro attacco del leader supremo iraniano, l’ ayatollah Ali Khamenei, all’ indirizzo di Barack Obama, accusato di non rispettare le promesse di cambiamento e comportarsi come i suoi predecessori nel conflitto tra israeliani e palestinesi. Con un bellicoso discorso d’ apertura alla Conferenza internazionale sulla Palestina voluta dal regime di Teheran, Khamenei ha detto che Obama è avviato sulla stessa strada sbagliata di George W. Bush nel suo appoggio a Israele e ha definito lo stato ebraico un “tumore canceroso”. “Anche il nuovo presidente dell’ America, arrivato al potere con slogan che promettevano il cambiamento delle politiche di Bush, sta difendendo il terrorismo di Stato parlando di impegno incondizionato per la difesa di Israele”, ha attaccato l’ ultra – conservatore Khamenei, l’ uomo più potente nel regime degli ayatollah.
Crisi al vertice Ue: “Nessun piano per l’ Est, ma nessun Paese verrà abbandonato”
Con un appello all’ unità dell’ Unione europea, il premier ceco, Mirek Topolanek, presidente di turno dell’ Ue, cerca di evitare che il vertice straordinario europeo dei 27 capi di Stato e di governo, convocato per oggi allo scopo di arrivare a regolamentare la finanza continentale, possa naufragare prima del previsto. L’ appello è accorato: “L’ Europa supererà la crisi solo se agiremo insieme”. In effetti, il rischio spaccatura è reale. Perché 9 Paesi dell’ Est, tra cui Ungheria e Lettonia, che sono al limite della bancarotta, salvati in extremis dalle istituzioni finanziarie, si riuniranno, per iniziativa del premier polacco Donald Tusk, prima che abbia luogo il summit internazionale. La preoccupazione dei vertici europei per una divisione tra Est e Ovest è grande.
Biotestamento verso un’ intesa bipartisan
Si sta andando verso un ddl condiviso tra opposizione e maggioranza, la quale ieri mattina ha presentato due emendamenti sul testamento biologico, dichiarandosi disposta ad accogliere alcuni emendamenti dell’ opposizione per arrivare a un testo condiviso da presentare in aula il 19 marzo. La proposta presentata in commissione Sanità del Senato da Raffaele Calabrò (Pdl), relatore del ddl, sostituisce i primi tre articoli del ddl con un solo articolo che riunisce i principi – guida del provvedimento. Eliminato l’ art. 2, comma, 2, in base al quale “l’ attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all’ alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente”.
Crisi economica: l’ Europa tra ripresa e previsioni non proprio rosee
La Commissione europea, alla vigilia del prossimo vertice europeo, tratteggia uno scenario preoccupante, sul fronte dell’ occupazione e della ripresa economica. Tuttavia non sembra opportuno che una personalità con responsabilità politiche e decisionali come il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, si metta a tracciare ipotetici scenari di desolazione, miseria e scontri sociali. Non con i mercati che sobbalzano ad ogni minimo respiro politico. I dati però, presentati nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles, parlano da soli: solo quest’ anno è previsto un calo dell’ occupazione dell’ 1,6%, vale a dire 3,5 milioni di posti di lavoro in fumo. Nel 2010 il tasso di disoccupazione potrebbe salire, secondo le stime in mano all’ esecutivo Ue, al 10%.