Libia, scontro Lega-Napolitano

di Mariella Commenta

 Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, nel corso della celebrazione della Giornata mondiale del rifugiato: ”È nostro impegno, sancito dal Parlamento, restare schierati in Libia con le forze di altri Paesi che hanno raccolto l’appello delle Nazioni Unite.

L’Italia non poteva guardare con indifferenza o distacco agli avvenimenti in Libia, un Paese a noi così vicino e con il quale abbiamo nel tempo stabilito rapporti così intensi; non poteva rimanere inerte dinanzi all’appello del Consiglio di sicurezza perché si proteggesse una popolazione che chiede libertà, autonomia, giustizia perché la si proteggesse dalla feroce repressione del regime del colonnello Gheddafi e le si aprisse la prospettiva di una pacifica evoluzione politica e civile verso forme di reggimento democratico’.
Frattini dal canto suo: ”L’Italia sarà coerente all’impegno già assunto. La Nato ha fissato un termine fino a settembre, i costi sono già stati stanziati e individuati: la coerenza degli impegni internazionali non mancherà. Le altre missioni non sono in discussione. Il principio è quello di un’azione coerente e coordinata con gli alleati. Vi sono riduzioni di contingenti già programmate, penso ad esempio ai Balcani. Vi sono indicazioni che il ministro La Russa aveva dato – e di cui dovremo parlare a cominciare dal Consiglio supremo di Difesa del prossimo 6 luglio – mi riferisco ad esempio al Libano. Ma sempre in uno spirito di gradualità e di coordinamento con gli alleati”.
”I fondi congelati a Gheddafi e agli uomini del suo clan, attraverso le sanzioni internazionali, dovrebbero essere usati come ”garanzia” per consentire prestiti al Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt). È questo l’auspicio dell’Italia. Il Comitato sanzioni dell’Onu ha bisogno di più tempo per scongelare gli asset. L’Italia ritiene che si possano considerare gli asset come una garanzia, quindi non scongelarli, ma consentire dei prestiti”.
Replica il ministro dell’interno Roberto Maroni: ”Ribadisco la posizione già espressa a Pontida e cioè la riforma fiscale, la modifica del patto di stabilità e la richiesta al presidente del Consiglio di dire quando terminerà l’impegno in Libia, che è l’unico modo per fermare lo sbarco dei clandestini”.

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