Meno giovani in Italia secondo rapporto Censis, il commento dell’Aroi

di isayblog4 Commenta

Il responsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti: ”Questi risultati sono frutto di una realtà che non crea lavoro ed opportunità e impedisce ai giovani di spostarsi, costruirsi un futuro, a causa del lavoro precario che non permette di gestire determinate esigenze, nemmeno in vista di una famiglia”. In base agli ultimi dati diffusi dal direttore del Censis Giuseppe Roma, lo scorso 17 maggio, in Italia i giovani sarebbero in via di estinzione. Nel corso del decennio 2000 – 2010, infatti, il nostro Paese ha perso più di due milioni di cittadini di età compresa tra i 15 e i 34 anni, mentre sono aumentati gli italiani over 65. Si detiene, inoltre, il record di ”inattività volontaria”, con l’11,2% di ragazzi tra i 15 e i 24 anni che non è interessato a studiare o a lavorare. Dai dati del Censis è, infine, emerso che in tema di sistema scolastico l’Italia risulta in ritardo rispetto agli altri Paesi europei.

Pamela Aroi, responsabile per le Politiche Sociali dell’Italia dei Diritti, ha così commentato questi dati: ”Il rapporto Censis rappresenta una ricerca ad ampio raggio perché tocca le tematiche più forti e di grande interesse del nostro Paese. Il fatto che esista un numero di giovani che si è ridotto in un decennio, in realtà è la conseguenza di un retaggio più remoto, sicuramente di almeno un ventennio.
Questi risultati sono anche frutto di una realtà che non crea lavoro ed opportunità e impedisce ai giovani di spostarsi, costruirsi un futuro a causa del lavoro precario che non permette di gestire determinate esigenze, nemmeno in vista dei figli perché non ci sono, per esempio, adeguate strutture scolastiche e parascolastiche a supporto delle famiglie.
Il disvalore dell’andare a scuola – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – e il pensare così di poter avere di più determina poi un ritardo nella crescita economica.
Questi sono tutti fenomeni tra loro connessi e uno causa dell’altro. La mancanza di attenzione per la cultura e la presunzione che si possa accedere al lavoro senza merito, in un contesto europeo molto più competitivo, ci fa rimanere indietro nella scuola, nel lavoro, nella crescita”.

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