Parigi. Formigoni al meeting internazionale “Le monde apres la crise”

di Mariella Commenta

Rimettere persona e comunità al centro dell’ economia. L’ utilitarismo ha fallito, ripensare il modello di sviluppo: questi i temi – chiave del meeting di Parigi. Un modello di sviluppo da riconsiderare, focalizzato sulla centralità della persona, su un sistema di valori condiviso da cui scaturiscano regole certe per l’ economia e la finanza, su scala globale, nel segno di una rinnovata etica della responsabilità, individuale e collettiva. È ruotato attorno a questi temi l’ intervento del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, che a Parigi ha partecipato al Colloquio Internazionale “Le monde apres la crise”, in programma al Palais du Luxembourg, sede del Senato della Repubblica francese, organizzato dalla Fondazione Cardinal Poupard. Formigoni, che è stato invitato dal presidente del gruppo Generali, Antoine Bernheim, ha incentrato il suo intervento sulle “attese della società dopo la crisi”.

Crisi di valori e regole
“Al di là delle analisi specialistiche sulla bolla finanziaria – ha detto Formigoni – che ha prodotto gravi conseguenze con la perdita di molti posti di lavoro, colpendo le fasce più deboli, il momento che abbiamo tutti drammaticamente vissuto e dal quale stiamo lentamente uscendo ha svelato innanzitutto una crisi di valori“.

Accanto a strategie imprenditoriali e finanziarie di breve respiro si è affermata, negli ultimi tempi, un’ idea di sé e del proprio lavoro dal fiato corto: al centro dell’ azione economica non più un soggetto umano capace di vivere il lavoro come espressione del proprio desiderio di trasformare la realtà, ma un individuo che ha posto come obiettivo prioritario l’ arricchirsi a qualunque condizione.

“La fine di questa illusione – ha proseguito il presidente – ci insegna che la crescita economica è un bene, ma non può essere un fine in sé. Come ben insegna la dottrina sociale della Chiesa, il soggetto del lavoro, la persona, non può mai essere subordinato al capitale in nessuna sua forma”.

Quale modello di sviluppo
“Si tratta di capire dove e perché un certo modello di mercato non ha retto – ha aggiunto Formigoni -. Abbiamo l’ opportunità di riavviare l’ economia con un corretto rapporto tra pubblico e privato, con regole elaborate e fatte rispettare a livello globale, con una più corretta applicazione dell’ etica della responsabilità nei comportamenti individuali e collettivi”.

“Un fatto è certo – ha precisato il presidente lombardo –: va riconsiderato il modello di sviluppo, come ha recentemente ricordato anche Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, passando dalla vecchia contrapposizione tra liberalismo e socialismo alle categorie concettuali che ci appartengono: solidarietà e sussidiarietà, che permettono di concepire il lavoro anche come relazione tra le persone che si aiutano vicendevolmente“.

La crisi deve essere un’ occasione per recuperare quella visione integrale dell’ uomo, che ha permesso e può rilanciare lo sviluppo e il benessere per un numero crescente di persone.

“Oggi sono gli stessi filosofi e economisti americani – ha ricordato Formigoni – a voler riprendere una concezione dell’ economia che comprenda la persona come parte di una rete di relazioni, che riconosca nel bene comune una dote che è tanto più grande quanto più è condivisa con gli altri. Una visione relazionale dell’ economia, da sostituire all’ individualismo utilitarista che ci ha condotto alla crisi attuale.

La sussidiarietà: dal bene del singolo al bene comune
“Per uscire dalla crisi è necessario, dunque, avere il coraggio di portare alla luce quella realtà di sussidiarietà sociale – ha detto Formigoni -, che costituisce la possibilità di introdurre un nuovo modo di porsi di un Governo, di una Regione, di uno Stato. Il principio di sussidiarietà corre in nostro aiuto, poiché guarda all’ uomo come ad un soggetto che reca in sé un desiderio di costruzione e di iniziativa, che per sua natura intrinseca è positivo, non in conflitto con il bene comune. Il bene comune, anzi, è l’ insieme delle condizioni che permettono a quel desiderio di compiersi, di esprimersi”.

Una sussidiarietà che non significa dire no all’intervento dello Stato, ma che va intesa come condizione per una nuova idea di Stato, per un nuovo modello ispirato alla fiducia e alla responsabilità.

“Un modello per donne e uomini, singoli e associati – ha aggiunto il presidente – che portano in sé desideri e ipotesi di soluzione che non hanno bisogno di concessioni, ma di riconoscimento. Fatto di donne e uomini, da soli o associati, dentro a imprese medie, piccole e talvolta piccolissime, capaci di produrre senza le scorciatoie di una delocalizzazione che appare sempre più predatoria, di cooperare con altre imprese, di radicarsi sul territorio ricreando rapporti fiduciari con i consumatori, attente alla dimensione umana nei confronti dei dipendenti e alla correttezza nel rapporto clienti – fornitori. Di soggetti non profit, che in tutto il mondo sanno creare lavoro e benessere per tutti, non semplicemente andando ad occupare gli spazi lasciati liberi da Stato e mercato, ma generando risposte più efficaci e umane a bisogni sempre nuovi. Di famiglie, che rappresentano il punto di resistenza alla crisi, innanzitutto se viene recuperata la loro capacità di educare non semplici cittadini, ma persone libere e responsabili”.

Libertà, fiducia, responsabilità
Per tutto questo la sussidiarietà e i suoi pilastri (libertà, fiducia, responsabilità) rappresentano la possibilità di una via di uscita reale dalla crisi. Da 15 anni questi principi sono alla base dell’ esperienza di governo di Regione Lombardia: “Abbiamo rivoluzionato l’ impianto universalistico dei servizi sociali – ha ricordato Formigoni -, della sanità, della formazione professionale e della scuola, la gestione dei servizi di pubblica utilità, scommettendo sulla centralità e sul protagonismo delle persone e delle famiglie. Convinti che la concorrenza regolamentata possa produrre un generale miglioramento della qualità dei servizi, che la centralità della libertà di scelta della singola persona e delle famiglie sia l’unica reale possibilità di affermare l’ idea di parità tra servizio pubblico e privato”.

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