Il Patto di Pittsburgh. D’ accordo i leader che l’ hanno siglato per “uno sviluppo forte, sostenibile ed equilibrato”

di Mariella Commenta

Il G8 cede il passo al G20, che diventa il «forum privilegiato» di coordinamento delle politiche economiche internazionali, in cui le potenze mondiali si misureranno con la sfida della ripresa globale. Questo hanno concordato i leader del gruppo delle venti grandi economie globali che hanno siglato oggi il Patto di Pittsburgh per “uno sviluppo forte, sostenibile ed equilibrato”.

I leader del gruppo si incontreranno ancora due volte il prossimo anno: in Corea del Sud e poi in Canada, che presiederà il G8 nel 2010. Le fonti spiegano che il G8 e il G7 resteranno in vita, ma diverrano sedi di consultazione per la politica estera e le relazioni internazionali, mentre il G20 si occuperà dei temi economici.

I leader riuniti nel G20 detteranno gli obiettivi, riceveranno relazioni dai paesi membri sui progressi fatti nel raggiungerli, sotto il monitoraggio del Fondo monetario internazionale. Non ci saranno sanzioni formali in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi e le politiche dei singoli paesi saranno piuttosto oggetto di un controllo collettivo.

Riguardo alle politiche per la crisi, i leader dei Venti nel comunicato finale del vertice di Pittsburgh si appelleranno al proseguimento delle politiche straordinarie di stimolo fiscale monetario finchè sia garantita una ripresa durevole. Inoltre sottolineeranno che senza misure di sostegno la disoccupazione rischia di crescere anche nei Paesi con economie in ripresa. Per questo i paesi devono rafforzare le misure a favore dei lavoratori.

Inoltre il G20 chiederà ai suoi membri di agire per garantire una crescita economica più equilibrata in futuro, sollecitando i paesi con un surplus commerciale, Cina, Germania, Giappone e i paesi esportatori di petrolio, a stimolare la domanda interna, e i paesi in deficit a ridurre i disavanzi commerciali e di bilancio a ripresa avviata. Il G20 appoggerà la proposta dell’ attuale presidente, il premier britannico Gordon Brown, sulla riforma del Fmi e della Banca Mondiale.

I paesi in via di sviluppo cederanno un 5% del totale dei diritti di voto ai paesi sottorappresentati, come la Cina, che saliranno al 48% dal 43% attuale, in modo da accrescere la legittimazione internazionale della due istituzioni. Sul commercio per il G20 l’ imperativo è combattere il protezionismo e occorre concludere i negoziati per il Doha Round nel 2010.

Sui bonus ai banchieri e sulla riforma della finanza infine il G20 appoggerà la proposta del Financial Stability Board, guidato dal governatore di Bankitalia Mario Draghi, di legare gli incentivi in busta paga al successo a lungo termine degli istituti finanzari e non all’ assunzione di rischi eccessivi. Vietati i bonus poliennali, mentre verrà sollecitato un meccanismo di restituzione dei bonus se la banca non realizza i suoi obiettivi. Se non ci sarà un tetto formale ai bonus dei singoli, il comunicato finale del vertice proporrà piuttosto di limitare i bonus in percentuale dei ricavi netti totali.

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