Elezioni 2009. Dopo il voto la battaglia referendaria. La decisione di Berlusconi

di Mariella Commenta

Proprio in vista del prossimo appuntamento con le urne per il referendum, insieme ai ballottaggi locali ma pesanti, arriva la prima presa di posizione ufficiale di Silvio Berlusconi. Tanto ufficiale che è una nota di palazzo Chigi a sancire che il presidente del Consiglio ed Umberto Bossi “in vista dei prossimi ballottaggi per le elezioni amministrative, hanno condiviso la necessità di un comune e forte impegno del Popolo della Libertà e della Lega Nord a sostegno dei loro candidati, per completare l’ eccezionale successo della quasi totalità delle amministrazioni già conquistate al primo turno. A tal fine hanno garantito il loro personale coinvolgimento nelle ultime due settimane di campagna elettorale”.

Invece, prosegue la nota della Presidenza del Consiglio, Berlusconi “ha altresì ritenuto di esplicitare che la riforma della legge elettorale debba essere conseguente alle auspicate riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto, non appare oggi opportuno un sostegno diretto al referendum del 21 giugno”.

Paolo Bonaiuti conferma che “di fronte a risultati come questi, con province intere che vengono portate via alla sinistra soprattutto nel Nord, e con città come Firenze e Prato, quest’ ultima governata da 63 anni dalla sinistra, in cui si arriva a un ballottaggio che nessuno poteva prevedere, l’ umore di Berlusconi non può che essere eccellente”.

Il Pd attacca la decisione di Berlusconi. “Come volevasi dimostrare il premier molla il suo impegno sul referendum. Berlusconi ha una parola molto ondivaga, i suoi impegni della mattina non sono validi a sera. È evidente che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l’ alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per assicurarsi l’ impegno per i ballottaggi” accusa il senatore del Pd Giorgio Tonini.

Mentre al fianco di Berlusconi si schiera anche il ministro lumbard Roberto Calderoli: “Chi dice che Berlusconi è stato lasciato solo ha assolutamente ragione. Il rapporto con l’ elettorato, con il popolo, deve essere mantenuto costantemente. E io di grossa attività sul territorio non ne ho vista da parte del Pdl. Come sempre è dovuto scendere in campo lui, Berlusconi, negli ultimi giorni. Ma non ha senso che debba intervenire sempre e solo lui a tentare il recupero sul filo di lana…”.

La decisione del premier fa irritare anche il professor Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore del referendum sulla legge elettorale. “Il presidente del Consiglio in passato aveva detto che avrebbe votato, che avrebbe votato sì e che non avrebbe però fatto campagna referendaria. Non so se questa di oggi sia una rettifica, ma io guardo la luna e non il dito che la indica: mi concentro sulle ragioni che hanno spinto Berlusconi a dire questa cosa”. Quali?

“Ad appena 48 ore dalle europee, la Lega chiede un posto in più alla Rai, due presidenze di Regione e ha posto come condizione che il premier facesse questa dichiarazione. Insomma, la Lega ricatta il presidente del Consiglio, che d’ altra parte ha detto che in passato su questo tema il Carroccio ha minacciato la crisi di governo”. Sulla stessa linea Segni: “Noi ci aspettiamo aiuto dai cittadini, poi i big facciano quello che vogliono…”.

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