Referendum. L’ annuncio a sorpresa di Berlusconi (“Sul referendum voterò sì”) scuote la maggioranza già alle prese con le candidature per le Europee

di Mariella Commenta

La Lega, che per stessa ammissione del premier, sarebbe il partito più penalizzato in caso di esito positivo della scadenza referendaria, fa scattare l’ allarme rosso. Nelle parole del ministro dell’ Interno Maroni c’ è timore misto a rabbia. “Mi ha sorpreso Berlusconi e mi preoccupa perché è una presa di posizione che noi non condividiamo e che cercheremo di fargli correggere” avverte Maroni.

Il ministro leghista invita il Pd a correggere l’ errore che ha compiuto sostenendolo a sua volta e lanciando così la volata a Berlusconi. Quindi chiosa: “Se il referendum raggiungesse il quorum e vincesse il sì sarebbe inevitabile trarre le conseguenze di una così forte spinta popolare”. Dario Franceschini prova invece a seminare zizzania. L’ affondo del leader Pd è diretto: “Berlusconi più che masochista è surrealista perché vuole abrogare una legge che hanno fatto lui e la sua maggioranza. Nessun problema per noi, visto che Berlusconi tutti i giorni si sta impegnando ad umiliare la Lega, bocciando le ronde, le norme sui Cie e ora dicendo sì al referendum”.

Ma dai microfoni di Radio Tre Franceschini invita anche il premier a dare una risposta politica e non formale all’ invito a garantire una modifica della Costituzione con il consenso dell’ opposizione. “Gli italiani – ribadisce Franceschini – non vogliono svegliarsi l’ 8 di giugno con un padrone assoluto. Le regole vanno cambiate insieme. Se Berlusconi scegliesse ancora una volta la modifica a maggioranza” della Costituzione «andrà a sbattere contro un muro perché nel referendum confermativo gli italiani gli diranno di no”.

Soddisfazione per la posizione di Berlusconi viene ovviamente espressa da Mario Segni, coordinatore del Comitato referendario: “In una politica caratterizzata dalle ambiguità il sì di Berlusconi è un atto di chiarezza che gli fa onore. Il sì ha un grande valore: è un passo decisivo verso lo smantellamento di una legge infausta che ha ridotto il parlamento a una assemblea di nominati”.

Il Pdl si fa sentire con la voce di Daniele Capezzone, secondo il quale “Berlusconi interpreta il desiderio di semplificazione e di chiarezza degli elettori italiani”. Per Capezzone “la politica ha già fatto molto, alle elezioni del 2008, per accelerare il consolidamento di un quadro politico più simile a quello dei Paesi dell’ Occidente avanzato (e nel 2008, appunto, il 70% degli elettori ha votato per i due partiti maggiori, cioè il Pdl e il Pd); oggi, con il referendum, gli italiani potranno fare, se lo vorranno, un ulteriore passo in quella positiva”.

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