Garante della privacy: Intercettazioni anomale. E lancia un appello ai media

di Mariella Commenta

Ci ha messo un po di tempo ma alla fine il Garante della privacy afferma che ci sono intercettazioni anomale e lancia un allarme ai media. “Troppo frequentemente le informazioni raccolte durante le indagini sono state oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi. Fenomeno questo che costituisce una anomalia tutta italiana”. Lo dice il presidente del Garante per la protezione dei dati personali Francesco Pizzetti nella sua relazione annuale al Parlamento. Pizzetti ha poi lanciato un “accorato appello” agli uomini dei media: “Fermatevi e riflettete”.

Intercettazioni
“Le intercettazioni – sostiene il Garante – oltre che strumento di indagine, sono una delle forme più invasive della nostra sfera personale. Quelle raccolte durante le indagini e oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi incidono pesantemente quindi su quella libertà di comunicazione che l’art. 15 della Costituzione considera un diritto fondamentale, comprimibile solo con atto motivato dell’autorità giudiziaria”.

Youtube
Preoccupazione è stata espressa per la sempre più massiccia circolazione di dati personali sulla Rete. Dice il Garante: “Assistiamo con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi Social Networks, quali, tra i tanti, Myspace, Facebook, Asmallworld, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete”.

No a i processi mediatici
Nel suo intervento Pizzetti richiama poi ad una maggiore “trasparenza” i media che troppo spesso allestiscono veri e propri processi mediatici. “Ci sono troppo processi mediatici, troppa commistione fra realta’ e reality”. “Il nostro è un Paese arretrato dove la protezione dei dati è scarsa”, il Garante per questo invita alla massima cautela e si dice contrario all’uso indiscriminato di impronte, soprattutto sui bambini, e Dna.

Secondo Pizzetti nella società dello spettacolo si moltiplicano i talk show basati su fatti ed episodi della politica, della vita sociale, delle relazioni interpersonali, che mettono in piazza, nei moderni fori telematici, vicende spesso anche privatissime. In una parola: troppi processi mediatici; troppa commistione fra realtà e reality.
Prosegue la relazione: “La nostra Autorità si è misurata più volte col tema della giustizia. Il primo aspetto che ci interessa da vicino è se e come sono protetti negli uffici giudiziari e da parte di tutti gli operatori della giustizia, i dati dei cittadini. Si pensi a quanti dati delicati e sensibili possono essere contenuti in una causa di separazione o in una controversia ereditaria o in un’azione di interdizione o in una causa di lavoro. Per non parlare poi dei dati raccolti nelle indagini giudiziarie o trattati nei procesii penali”.

www.ladestranews.it

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