Politica e costruzioni. Ricorsi negli appalti sì del Senato
Politica e costruzioni. Ricorsi negli appalti sì del Senato. Schema di Decreto legislativo concernente il miglioramento dell’ efficacia delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti. Le Commissioni riunite Giustizia e Lavori pubblici del Senato hanno reso, come anche alla Camera, il parere al Governo sullo Schema di Decreto legislativo recante ”Attuazione della direttiva 2007 / 66 / CE del Parlamento europeo e del Consiglio europeo dell’ 11 dicembre 2007, che modifica le direttive 89 / 665 / CEE e 92 / 137CEE del Consiglio per quanto riguarda il miglioramento dell’ efficacia delle procedure di ricorso in materia d’ aggiudicazione degli appalti pubblici” (Atto n. 167 – Relatori Sen. Valter Zanetta del Gruppo Parlamentare PdL e Sen. Sergio Divina del Gruppo Parlamentare LNP).
Con riferimento alla parte dispositiva, il parere è subordinato a numerose osservazioni. In particolare, le Commissioni hanno espresso perplessità, analogamente a quanto previsto dalle corrispondenti Commissioni della Camera dei Deputati, in ordine alla modifica al comma 20 dell’ art. 240 del Codice degli Appalti (D.lgs 163 / 2006) che ”rischia di comprimere eccessivamente le strategie difensive delle parti, laddove prevede che se il provvedimento che definisce il giudizio arbitrale o quello ordinario sia sostanzialmente conforme al contenuto della proposta motivata di accordo bonario formulata alle parti dalla commissione, il collegio arbitrale o il giudice escludono la ripetizione delle spese della parte vincitrice che ha rifiutato tale proposta e, se la parte soccombente aveva dichiarato di accettare la proposta, condannano la parte vincitrice a rimborsare le spese a quella soccombente”.
Su tale norma (art. 5, comma 1, lettera l che modifica l’ articolo 240, comma 20 del D.lgs 163 / 2006 – Codice Appalti), l’ Ance aveva manifestano, nelle competenti sedi, le proprie perplessità auspicando la soppressione della stessa.
Lo Schema, che ha già ricevuto anche il parere della Conferenza Unificata (si veda al riguardo la notizia su ”Attività Conferenze Stato – Regioni e Unificata’‘ del 6 aprile 2009, n.25), tornerà ora in Consiglio dei Ministri per la definitiva approvazione.
Fonte: Ance
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Causa delle disfida il disegno di legge sul processo breve approvato dal Senato. Giuseppe Cascini, segretario del sindacato delle toghe, ha commentato il provvedimento passato all’ esame della Camera: “È la resa dello Stato di fronte alla criminalità”. Un giudizio che ha provocato la reazione di Alfano: “Sono plateali mistificazioni. Una cosa è che talune affermazioni giungano dall’ opposizione, ben altra cosa è che a pronunciarle siano i rappresentanti della magistratura”.
E intanto la legge sul processo breve passerà alla Commissione giustizia della Camera, dove, si dice, subirà delle modifiche, forse senza la norma ad personam, e tornerà in Senato. In sintesi, non se ne farà più nulla. Ovvero la legge già timbrata da un ramo del Parlamento potrebbe venir fuori se Berlusconi dovesse ritrovarsi completamente indifeso, davanti ai giudici milanesi, contro le condanne incombenti. Si dubita tuttavia che Silvio Berlusconi ricorrerebbe a questa escamotage, poiché si renderebbe conto dello sconvolgimento enorme per l’ intero sistema della giustizia. L’ intesa tra Berlusconi e Fini punta sul legittimo impedimento.
Il presidente della Repubblica interviene a Castel Capuano a Napoli alla cerimonia in occasione del 50.mo anniversario della scomparsa di Enrico De Nicola, l’ uomo delle “due, ardue transizioni: quella dalla monarchia alla repubblica e quella dalla nascita della repubblica alla sua costituzionalizzazione”. De Nicola è un esempio da seguire, come presidente della Camera e come capo dello Stato, dice Napolitano.
L’ esame delle nuove norme per la cittadinanza italiana agli immigrati provoca scontri alla Camera. Pdl e Lega confermano la normativa esistente, ovvero il limite di 10 anni per la richiesta di cittadinanza, rendendola però più severa per alcuni aspetti. Invece opposizione e Gianfranco Fini sono per la cosiddetta “cittadinanza facile”, con il limite di 5 anni in determinate circostanze 




















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