Bossi: Rimetterò l’Ici. Attacchi da maggioranza e opposizione

 Il ministro delle Riforme Umberto Bossi è intenzionato a reintrodurre l’imposta sulla prima casa; Bossi non ha ancora parlato nè con Giulio Tremonti né con Silvio Berlusconi dell’ipotesi, ma della sua idea è assolutamente sicuro. “Bisogna passare da un sistema di finanza derivata, in cui è lo Stato a dare i fondi agli enti locali, a una forma di autonomia finanziaria, in cui loro stessi prendono direttamente le tasse” – ha detto il ministro delle Riforme Umberto Bossi, parlando venerdì a Ponte di Legno – “Rimetterò l’ICI, perché è un tipo di prelievo che rimane dove viene pagato. E i cittadini vedono di buon grado un sistema di tassazione in base al quale i soldi rimangono ai comuni, perché si vede che fine fanno, in strade, aiuole, ecc”.

La maggioranza smentisce il senatur. Silvio Berlusconi ancora non commenta, ma proprio ieri, in un’intervista a Il Giornale, il premier vantava tra i principali traguardi raggiunti dall’esecutivo proprio l’abolizione dell’Ici.

Colloquio telefonico tra Napolitano e Medvedev sulla crisi nella regione caucasica

 Si è svolto ieri, nella tarda mattinata, un cordiale colloquio telefonico tra il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed il Presidente della Federazione Russa, Dimitry Medvedev.
Il Presidente Napolitano ha espresso cordoglio per le vittime causate dal conflitto e per le sofferenze patite dalle popolazioni, nell’una e nell’altra parte, ed ha ribadito l’impegno dell’Italia e dell’Unione Europea per assicurare il necessario aiuto umanitario.
Il Presidente russo ha manifestato vivo apprezzamento per l’attivo contributo dato dall’Italia e per l’iniziativa portata avanti dall’Unione Europea in modo imparziale ed equilibrato, nel riconoscimento del ruolo della Federazione Russa.
Da parte sua, il Capo dello Stato ha espresso fiducia che la Russia – quale importante attore della regione caucasica – agisca con spirito costruttivo e senso di responsabilità, per garantire l’attuazione delle intese raggiunte grazie alla mediazione del Presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea, Sarkozy, e dell’OSCE.

Il Vaticano: Famiglia Cristiana non esprime la nostra linea

Il Vaticano prende le distanze da Famiglia Cristiana e dai suoi scontri con il governo. A farsi portavoce della posizione della Santa Sede è padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, secondo cui il settimanale dei Paolini “è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana”.

“Le sue posizioni – ha aggiunto Lombardi – sono responsabilità esclusiva della sua direzione”. L’ultimo duro intervento di Famiglia Cristiana contro le scelte dell’esecutivo è di ieri, quando è stato anticipato l’editoriale di Beppe Del Colle in cui si augura che “non sia vero il sospetto” che in Italia sta rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. Un commento che ha scatenato la polemica.

Famiglia Cristiana, dal governo solo operazioni di immagine

Attenzione al ‘rischio guerra tra poveri’ nel ‘paese marciapiede’ con il ‘presidente spazzino’.
Così Famiglia Cristiana entra nel dibattito sulle misure di sicurezza, e non solo, varate dal governo Berlusconi, che hanno un impatto sulla vita sociale del paese.
Nell’editoriale del prossimo numero in edicola dal 13 agosto, di cui è stata data un’anticipazione, il settimanale dei Paolini parla dei militari in strada (‘neanche fossimo in Angola’), dei sindaci sceriffi (luci e ombre, ma bene decoro e lotta prostituzione), delle norme anti elemosina.
‘Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacita’ dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla ‘politica del rattoppo’, o a quella dei lustrini?
‘La verità – scrive Famiglia Cristiana – è che ‘il Paese da marciapiede’ i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del ‘Presidente spazzino’, l’inutile ‘gioco dei soldatini’ nelle citta’, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato)’. Un richiamo va anche al sindaco di Roma Alemanno per la vicenda ‘cassonetti’.

Georgia: Schifani-Fini, sì a riunione commissioni Esteri; mercoledì governo riferisce

I presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, hanno preso atto dei contatti in corso tra le commissioni Esteri dei due rami del Parlamento ed il governo, ed hanno autorizzato le due commissioni a convocarsi congiuntamente, non appena lo riterranno opportuno e udito il governo, affinchè il Parlamento sia informato degli sviluppi della drammatica situazione in Georgia.
Successivamente, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha precisato all’Ansa che il sottosegretario agli Esteri, Enzo Scotti, riferirà nel pomeriggio di mercoledì 13 alle commissioni Esteri riunite di Camera e Senato sulla guerra in Ossezia del sud.

Georgia: Putin su confine zona guerra, la crisi si estende

Il conflitto in Ossezia del Sud minaccia di estendersi all’altra regione separatista georgiana, l’Abkhazia, costringendo Tbilisi a fronteggiare un doppio fronte.
La Georgia, che ha proclamato oggi lo stato di guerra e medita di chiedere “un aiuto militare diretto della Comunità internazionale”, lancia allo stesso tempo una proposta di cessate il fuoco e “smilitarizzazione” della zona del conflitto.
Proposta per ora non raccolta dalla Russia, che accusa Tbilisi di “azioni barbare” e denuncia un massacro in Ossezia. I georgiani negano, e rilanciano accusando la Russia di avere fatto almeno 20 vittime nella città georgiana di Gori, a ridosso del confine con la repubblica separatista.
Tra accuse incrociate e incrociate smentite, la situazione sta precipitando verso una guerra dagli esiti imprevedibili e comunque già tragici, sino ad ora oltre 1500 il numero delle vittime e più 30mila gli sfollati.
“Costringeremo i georgiani ad accettare la pace”, ha dichiarato il presidente russo Dmitri Medvedev, mentre il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha lasciato intendere che tutto è possibile: “Non abbiamo mandato gli aerei a Tbilisi, ma nessun obiettivo è sicuro”, ha ammonito durante un briefing telefonico con i corrispondenti stranieri.

Le morti bianche non vanno in vacanza

 Si muore di più sul lavoro o sulle strade che non a causa della criminalità o di episodi violenti. E mentre il governo schiera l’esercito a presidio delle nostre città – che sono, anche a detta di autorevoli esponenti della destra, tra le più sicure d’Europa – sul fronte ‘morti bianche’ pensa addirittura di tornare indietro e scartare il testo unico della salute e la sicurezza sul lavoro portato avanti dal governo Prodi.

Più di due vittime ogni giorno ma per Castelli i numeri sonog infiati!. Le agenzie del 6 agosto annunicano che un operaio nigeriano di 37 anni è morto in un incidente sul lavoro all’interno della ditta vitivinicola «San Gabriele» di Trebaseleghe (Padova). L’uomo si trovava sul tetto di un capannone quando, per motivi al vaglio dei carabinieri e dei tecnici dello Spisal è caduto da una altezza superiore ai 15 metri, morendo sul colpo. Muore anche un boscaiolo in Alto Adige. Due le vittime oggi per incidenti sul lavoro.