Riciclaggio e intercettazioni. Si fa il nome di Fini
Nel corso di una telefonata fra Gennaro Mokbel e il boss della ‘ndrangheta Franco Pugliese, al tempo delle intercettazioni per l’ inchiesta sul maxiriciclaggio di soldi sporch1, sarebbe stato fatto il nome del presidente della Camera, il quale avrebbe convocato Nicola Di Girolamo, appena eletto senatore del Pdl. Fini smentisce categoricamente ed esclude di aver convocato il Di Girolamo nei propri uffici o altrove per incontri o riunioni. Anzi spiega di non ricordare neppure di averlo conosciuto. E ha dichiarato che “se fosse senatore voterebbe per l’ autorizzazione all’ arresto di Di Girolamo. In ogni caso, quale sarebbe il problema, ammesso e non concesso che io abbia visto Di Girolamo? Lui era appena diventato senatore del Pdl, io sono un cofondatore del partito”.




Il Presidente del Consiglio parla delle misure contro mafia e criminalità. “Mafia, camorra e ‘ndrangheta – dice Silvio Berlusconi – sono una terribile patologia per il Paese, contro cui abbiamo già ottenuto risultati straordinari”. Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato un piano in dieci punti. Il premier ha lasciato ai ministri Roberto Maroni e Angelino Alfano il compito di illustrare le misure approvate, ricordando che al centro c’ è “l’ aggressione ai beni mafiosi” ed augurandosi “che finisca la brutta abitudine di fare fiction sulla mafia che hanno danneggiato l’ immagine del Paese”.
Il presidente dell’ Associazione degli Industriali, Emma Marcegaglia, nel giorno della guerra dichiarata dal governo alle cosche, vara una delibera che inasprisce i codici etici di tutte le associazioni del Sud, ricalcando l’ iniziativa presa in Confindustria Sicilia dal presidente Ivan Lo Bello già dal 2007. Fuori i collusi con la mafia e obbligo di denuncia per gli imprenditori costretti al pizzo.
Resterà una prerogativa del presidente del Consiglio, il quale se ne può avvalere come imputato e non come parte offesa, avrà diritto a un rinvio delle udienze giustificato da tutte le prerogative di un capo del governo (comprese le potestà di responsabile nazionale della Protezione civile o Autorità nazionale di sicurezza), ma non per più di 18 mesi. L’ opposizione, però, non concorda, perché, a sua avviso, il provvedimento è “incostituzionale e vìola il principio di eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge”. Non sarà esteso ai sottosegretari o ai coindagati.
Causa delle disfida il disegno di legge sul processo breve approvato dal Senato. Giuseppe Cascini, segretario del sindacato delle toghe, ha commentato il provvedimento passato all’ esame della Camera: “È la resa dello Stato di fronte alla criminalità”. Un giudizio che ha provocato la reazione di Alfano: “Sono plateali mistificazioni. Una cosa è che talune affermazioni giungano dall’ opposizione, ben altra cosa è che a pronunciarle siano i rappresentanti della magistratura”.
Giorgio Napolitano, dopo i fatti di Rosarno, ritiene indispensabile la presenza della magistratura in Calabria e chiede la piena applicazione della legge per il sequestro dei beni dei mafiosi. “Quella contro la mafia è una battaglia non ancora del tutto vinta che va combattuta con ogni possibile sostegno per chi si trova in prima linea, ha dichiarato il Capo dello Stato”.




















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