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“Rischioso delegittimarci” afferma il presidente Amirante

Rischioso delegittimarciRischioso delegittimarci – afferma il presidente Amirante - Quando si delegittima un’ istituzione, a lungo andare, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in una massa amorfa”. È un monito quello del presidente della Corte Costituzionale, Francesco Amirante, facendo riferimento alle accuse che hanno bersagliato la Consulta dopo la bocciatura del Lodo Alfano. E all’ inaugurazione dell’ anno giudiziario ha ribadito: “La Corte non ha orientamento politico. Quando una Corte o un Tribunale costituzionale dichiara l’ illegittimità di una legge non compie nulla di strano, o peggio di illegittimo, ma emette una decisione che rientra nello svolgimento del principale dei suoi compiti istituzionali. Forse ora la vera bizzarria potrebbe consistere nel meravigliarsene”.

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Il Guardasigilli al lavoro su Lodo e immunità

ALFANOIl ministro della Giustizia Angelino Alfano chiarisce sul tema del rischio di nullità di molti processi di mafia e dichiara la sua opinione sul tema dell’ immunità. “Il legittimo impedimento – dice – non è una legge ad personam pensata per il premier che non vuole in alcun modo sottrarsi alla giustizia; il processo breve non è su un binario morto come sostiene Fini, anche se non c’ è urgenza di approvarlo; i pentiti sono utili ma vanno maneggiati con cura perchè spesso sono dei criminali.
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Napolitano, Alfano e il legittimo impedimento: un incontro per chiarire

NapolitanoMolto preoccupato per le voci circolate a proposito della legge definita anti – pentiti, il Presidente Giorgio Napolitano ha appreso con soddisfazione da Alfano che il governo non ha nulla a che farci. Il Presidente lo sapeva già, ma desiderava che il ministro della Giustizia lo confermasse personalmente. L’ incontro di ieri tra il Presidente della Repubblica e il Guardasigilli non è stato, quindi, una formale ritualità, ma l’ occasione per Giorgio Napolitano di chiarire alcune perplessità a proposito del disegno di legge sul legittimo impedimento. Un incontro definito da Angelino Alfano chiara e leale collaborazione.
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Legittimo impedimento, alla Camera è battaglia

Legittimo impedimentoLa legge sul legittimo impedimento, che permetterà a Berlusconi e ai ministri di non presentarsi alle udienze penali che li vedono imputati, ha tempi brevi per la sua approvazione: il voto finale è già fissato per mercoledì pomeriggio con le dichiarazioni di voto, dalle 17. Pd e Idv hanno presentato una serie di emendamenti e ordini del giorno, ma le pregiudiziali di costituzionalità firmati Dario Franceschini del Pd e Federico Palomba Idv sono state subito bocciate. L’ Udc di Pier Ferdinando Casini, invece, molto probabilmente si asterrà.
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La legge sul Legittimo Impedimento non cambia

Legittimo ImpedimentoResterà una prerogativa del presidente del Consiglio, il quale se ne può avvalere come imputato e non come parte offesa, avrà diritto a un rinvio delle udienze giustificato da tutte le prerogative di un capo del governo (comprese le potestà di responsabile nazionale della Protezione civile o Autorità nazionale di sicurezza), ma non per più di 18 mesi. L’ opposizione, però, non concorda, perché, a sua avviso, il provvedimento è “incostituzionale e vìola il principio di eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge”. Non sarà esteso ai sottosegretari o ai coindagati.
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Dal caso Previti del 2005 alla bocciatura del Lodo Alfano. Così il Quirinale

quirinaleLa Consulta sul Lodo Alfano continua a suscitare polemiche, subito stoppate dal Quirinale dopo le tensioni con Berlusconi: non sono mai stati stipulati patti su leggi la cui iniziativa, com’ è noto, spetta al Governo, e tantomeno sul superamento del vaglio di costituzionalità affidato alla Consulta.

La nota diramata dalla Presidenza della Repubblica è netta: “Una volta rilevata, da parte del Presidente della Repubblica, la palese incostituzionalità dell’ emendamento blocca processi inserito in Senato nella legge di conversione del decreto 23 maggio 2008 – si legge nella nota -, il Consiglio dei Ministri ritenne di adottare il disegno di legge Alfano in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato. Il Presidente della Repubblica ne autorizzò la presentazione al Parlamento, e successivamente – dopo l’ approvazione da parte delle Camere – promulgò la legge”.

“Tale promulgazione, comunque motivata – prosegue la nota del Quirinale -, non poteva in nessun modo costituire garanzia di giudizio favorevole della Corte in caso di ricorso. Il rispetto dell’ indipendenza della Corte Costituzionale e dei suoi giudici – doveroso per tutti – ha rappresentato una costante linea di condotta per qualsiasi Presidente della Repubblica. La collaborazione tra gli uffici della Presidenza e dei Ministeri competenti è parte di una prassi da lungo tempo consolidata di semplice consultazione e leale cooperazione, che lascia intatta la netta distinzione dei ruoli e delle responsabilità”.
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Bocciato il Lodo Alfano. Dopo la sentenza della Consulta attacco di Berlusconi ai giudici e a Napolitano

BERLUSCONIIl giorno dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta, il premier Berlusconi torna ad attaccare giudici e Quirinale. “Il Capo dello Stato è di sinistra, la Corte Costituzionale è un organo politico. Nonostante questo io vado avanti con grinta. Ora si vedrà di che pasta sono fatto”.

Il premier in una intervista al Gr quasi urla: “Il Presidente della Repubblica è stato eletto da una maggioranza che non è più maggioranza nel Paese, una maggioranza di sinistra, ed ha le radici totali della sua storia nella sinistra. Credo che anche l’ ultimo atto di nomina di un magistrato della Corte dimostri da che parte sta”.

Berlusconi conferma che “il governo va avanti tranquillamente, serenamente, se possibile con più grinta di prima, perchè si sente assolutamente necessario, indispensabile, alla democrazia, alla libertà, al benessere di questo Paese. Abbiamo governato senza questo Lodo per cinque anni, dal 2001 al 2006. Continueremo a governare senza questo Lodo”.
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Luca Zaia: “Lodo Alfano. La sentenza rafforza il governo”

lucaIl ministro Zaia ad Affaritaliani.it: la sentenza rafforza il governo “Esprimo innazitutto il mio affetto più caloroso a Silvio Berlusconi che oggi con questa vicenda si trova al centro di un attacco senza precendenti. Ricordiamo che nel merito stiamo discutendo di argomenti che erano realtà prima del ‘93″.

Il ministro dell’ Agricoltura Luca Zaia sceglie Affaritaliani.it per commentare la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta. “Questa sentenza mette in discussione una legge di un Parlamento democraticamente eletto e quindi viene meno il contratto sociale di Rousseau, ovvero il popolo delega le istituzioni a esercitare alcune funzioni che sono state bocciate dalla Consulta. Il Parlamento ha poteri unici, perché può mettere in libertà un condannato dai magistrati attraverso l’ indulto. Ha quindi ragione Bossi che non bisogna sfidare il popolo. Il governo si rafforzerà con questa sentenza della Corte e farà ancora più quadrato per velocizzare la stagione delle riforme. Mai un governo ha avuto così tanto consenso e questa sentenza ci rafforzerà”, conclude l’ esponente di primo piano della Lega Nord.

www.lucazaia.it

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Il Lodo Alfano. L’ Avvocatura di Stato alla Consulta: “La soluzione è quella secondo la quale si producono i danni a somma minore”

lodoSe il “Lodo Alfano” sarà bocciato Silvio Berlusconi ne sarebbe gravemente, anzi irreparabilmente danneggiato. La ripresa dei processi a suo carico potrebbe esporrlo fino al punto da indurlo alle dimissioni. Nella memoria difensiva che l’ Avvocatura generale dello Stato, a nome della Presidenza del Consiglio, ha depositato in cancelleria della Corte Costituzionale in vista dell’ udienza del 6 ottobre, le 21 pagine sono solo in parte dedicate alla dottrina e al diritto.

Rilevante è il dato politico. Addirittura più che nelle memorie che gli avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo hanno presentato a nome di Berlusconi in qualità di imputato nei tre processi ora sospesi per effetto del lodo (irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi Mediaset, corruzione dell’ avvocato Mills e istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all’ estero durante la scorsa legislatura).
L’ Avvocatura di Stato alla Consulta: “Il Lodo Alfano è una legge legittima e dovuta, perchè coordina due interessi: quello personale e quello generale”

Certo, le dimissioni sono un pericolo estremo – scrive l’ avvocato dello Stato Glauco Nori nel documento datato 3 settembre e depositato alla Consulta – ma se anche non si arriva a tanto “si può creare una forte corrente di opinione contraria, che rende quantomeno precarie le condizioni personali di serenità che secondo la Costituzione debbono essere assicurate all’ interessato ed in mancanza delle quali resta pregiudicato l’ interesse generale sottostante”.

Il lodo Alfano è invece una legge non solo legittima ma addirittura dovuta, perchè in grado di coordinare due interessi: quello personale dell’ imputato a difendersi in giudizio; e quello generale, oltre che personale, all’ esercizio efficiente delle funzioni pubbliche svolte da Silvio Berusconi.
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Legittimità costituzionale del cosiddetto lodo Alfano. L’ indagine ha un valore soltanto giuridico e non politico

oscar“Quando un giudice chiede alla Corte costituzionale di verificare la legittimità costituzionale di una norma, è previsto l’ intervento della Presidenza del Consiglio dei ministri, rappresentata dall’ Avvocatura dello Stato. L’ intervento, come la Corte costituzionale ha ribadito più di una volta, ha una funzione ausiliaria nei confronti della Corte, alla quale sono sottoposte le ragioni per le quali la norma impugnata va ritenuta costituzionalmente legittima”. Lo afferma in un’ intervista all’ agenzia di stampa Adnkronos l’ Avvocato Generale dello Stato, Oscar Fiumara.

“Il dubbio sulla legittimità costituzionale del cosiddetto lodo Alfano – sottolinea – è stato fondato sulla violazione dell’ art.3 della Costituzione, vale a dire sul principio di uguaglianza”. In particolare, precisa, “l’ indagine ha un valore soltanto giuridico e non politico. Il giudizio richiede la verifica della ragionevolezza di una disciplina diversificata rispetto a soggetti che si trovano in condizioni che il giudice, che ha sollevato la questione, ritiene identiche o analoghe. È necessario, pertanto, individuare la ratio della norma, vale a dire il fine che il legislatore si è proposto, in modo da essere in grado di valutarne la ragionevolezza”.

“La scelta del fine, per tutte le norme – sottolinea Fiumara – è fondata su di una valutazione politica, rimessa al Parlamento. Una volta che la norma è entrata in vigore, la ricerca della ratio è la prima operazione che va fatta per una sua corretta interpretazione. L’ indagine, pertanto, ha un valore soltanto giuridico e non politico poichè la fase politica si esaurisce davanti alle Camere”.
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