Intercettazioni: Alta tensione Lega-Berlusconi

Intercettazioni: Alta tensione Lega-BerlusconiLa Lega cade dalle nuvole, dalle parti di Bossi non risulta che ci sia un’intesa con Berlusconi sul divieto di intercettare. O meglio: l’accordo raggiunto a suo tempo, dopo non poche discussioni, riguardava il disegno di legge Alfano, che ora si trova all’esame del Parlamento dove segue il suo corso. Altre novità non risultano, per cui vengono lette con stupore le dichiarazioni del premier: «Ne ho parlato con Bossi e con Maroni, che mi hanno dato via libera…». Oggetto del contendere sono i reati contro la pubblica amministrazione. Così numerosi che, teme il Cavaliere, di fatto i pm avrebbero la scusa per intercettare qualunque telefonata. Dunque vorrebbe correggere il testo Alfano limitando l’ascolto delle conversazioni ai soli delitti di mafia, di terrorismo e a quelli con pene edittali superiori a 15 anni di galera. Omicidio sì, corruzione no.

«A noi sta bene il disegno di legge già presentato», aveva sostenuto invece ieri sulla «Stampa» il capogruppo del Carroccio alla Camera, Cota. E Calderoli, lette le esternazioni del premier, scuote perplesso il capo: «Non c’è motivo di scostarsi dal testo Alfano. Ricordiamoci sempre che il meglio è il peggior nemico del bene». Argomenta la Lega che, se una Procura volesse proprio intercettare un leader politico, qualche scusa riuscirebbe a trovarla comunque. Semmai occorre impedire che il contenuto delle telefonate venga messo in piazza, insomma che ci sia un controllo. Dicono pure, ai vertici padani, che così la pensano quelli di An e perfino molti di Forza Italia, insomma il pugno di ferro è una «fissa» del Cavaliere. Ne gode il Pd. Finché la maggioranza litiga, l’opposizione può esimersi dal pronunciare un sì o un no. Tenaglia, ministro-ombra, plaude con entusiasmo alla Lega: «Ci attendiamo che la maggioranza si metta finalmente d’accordo e presenti la necessaria sintesi per avviare il confronto su una materia così importante…».

In realtà, lo sforzo di sintesi risulta in atto, ma sul versante più generale della giustizia. Con la bocca cucita, il giovane Guardasigilli Alfano sta facendo circolare tra i partiti uno schema di riforma. Chi dentro la maggioranza ha avuto modo di esaminarlo, sostiene che è un testo equilibrato, sul quale sarebbe difficile dissentire. Il percorso sarà reso più agevole dal tradizionale messaggio di auguri che il Capo dello Stato rivolge la sera di San Silvestro. Napolitano lancerà, così pare, un pressante appello a fare riforme condivise tanto a destra come a sinistra, giustizia compresa. Difficile che il Cavaliere possa ignorarlo, altrettanto improbabile che il Pd riesca a svicolare. Di Pietro se ne allarma. L’ex-pm le prova tutte per rialzare il profilo di moralizzatore ammaccato dalle disavventure del figlio. Denuncia l’«evidente tentativo berlusconiano di dividere il centrosinistra», Soro dal Pd consiglia a Berlusconi di starsi zitto e non interferire.

Di Pietro capisce che la sua presa su Veltroni ora è più debole, già mette in conto che il Pd si accomoderà al tavolo della giustizia. Guai se così fosse, grida l’ex-pm, sarebbe «sbagliato impegnare il Parlamento sulla riforma dei massimi sistemi senza avere speso tempo per dare lavoro alla gente». E bloccare le intercettazioni sarebbe «come togliere il bisturi al chirurgo». Ma è l’ultima barricata, anche l’Anm con Palamara ammette: i tempi del processo penale sono eccessivi, bisogna intervenire.

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