Prima giornata per il Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista

di Mariella Commenta

Prima giornata per il Comitato politico nazionale di Rifondazione comunistaLa volontà unitaria e la necessità di definire urgentemente i punti dell’opposizione politica sono i due temi che hanno caratterizzato la prima giornata del Comitato politico nazionale dopo la costituzione del comitato di gestione. L’appuntamento definito per tracciare le linee definitive dell’iter congressuale, non poteva non affrontare anche i temi politici all’ordine del giorno, che richiedono una presa di posizione ben oltre i comunicati stampa.

Quasi tutti gli interventi hanno ribadito l’importanza dell’unità, in particolare il portavoce del comitato di gestione Maurizio Acerbo ha teso a sottolineare ancora una volta i motivi per i quali ancora non si è definito un documento politico, pure urgentissimo, lo stesso per il quale ancora non ha mai emesso un comunicato stampa: la necessità di non tradire una cultura politica, impone un passo indietro rispetto al decisionismo, che finirebbe per inasprire le posizioni, dando spazio a contrapposizioni non maturate all’interno di analisi politiche, le sole a dover tracciare semmai strade diverse. Della stessa opinione Paolo Ferrero e Claudio Grassi, che sono tornati a ribadire la proposta di un congresso a tesi. Paolo Ferrero in particolare ha proprio voluto sottolineare quanto la possibilità di questa ipotesi aprirebbe condizioni dialettiche completamente diverse fra i compagni, posizione che lo stesso Acerbo ha articolato, indicando questa come una reale possibilità di partecipazione attiva in tutti i circoli, cosa che non accadrebbe se si mettessero i compagni di fronte a documenti diversi.

A questa posizione fa da contraltare quella del congresso a mozioni, molto più chiaro secondo diversi altri compagni, come Verruggio, Stefano Zuccherini e lo stesso Alfonso Gianni. Tutti con grande forza hanno chiarito quanto viceversa presentare le mozioni sia un punto di chiarezza per tutti, Verruggio e Zuccherini addirittura opponendo a questo un “rischio di trasformismo” il secondo, o una “posizione da azzeccagarbugli”, di chi crede che la cosa più giusta sia la posizione di mezzo, la linea morbida presa dalla maggioranza uscita dal precedente Cpn, che non ha voluto eleggere un nuovo segretario né tantomeno presentare un documento politico.

Alfonso Gianni lo ha ribadito con la consueta chiarezza: “alla maggioranza spetta la proposta politica”, poi, “il congresso è sovrano”, e altrettanto Verruggio: “i compagni promotori della svolta ci propongano la svolta politica: si discute sul progetto politico”.

Ed in effetti l’urgenza di definire opposizione politica e azione è stata sollevata da tutti: i fatti degli ultimi giorni, dall’omicidio di Verona alla riforma contrattuale, il conflitto interno alla Cgil, il boicottaggio della fiera del libro a Torino in favore del popolo palestinese, l’escalation in Libano, ecco che l’agenda politica si fa stringente e non è possibile per nessuno richiudersi in un’assise a discettare di regole burocratiche. Il portavoce del comitato di gestione lo ha proposto con chiarezza: è necessario che in ogni caso, accanto all’apertura della discussione interna al partito che porterà al congresso, Il comitato di gestione non stia fermo, è necessario prendere posizione. Paolo Ferrero dal canto suo ha ribadito quanto già dichiarato in precedenza a proposito della discussione in Cgil: “è necessario creare al più presto un coordinamento di forze di tutta la sinistra, dalle associazioni ai movimenti, su una piattaforma di lotta che unisca questioni politiche e sociali”.

Insomma, la posizione assunta dalla maggioranza e portata avanti dal comitato di gestione rischia di produrre l’effetto opposto a quello voluto: tesa a mantenere l’unità e ad evitare lo scontro sul nuovo segretario per tenerlo sui contenuti politici, sta producendo semplicemente l’effetto di non essere riconosciuta come posizione politica, producendo ancora una discussione nel merito della cultura politica e non della proposta politica.

Da questo punto di vista De Cristofaro ha fatto chiarezza, rispondendo alla richiesta di chiarezza di Grassi sul voluto o passato superamento di Rifondazione che il congresso no può ignorare. Non può essere un tabu, ha detto De Cristofaro, rilevando quanto in tutti i partiti di sinistra non solo europei, sia all’ordine del giorno l’elaborazione sul superamento del comunismo. Secondo De Cristofaro non sono state fatte “né forzature né strappi”, e in ogni caso questa è senz’altro “un elemento di chiarezza politica” che deve incontrare “un dibattito politico articolato”, senza infingimenti.

Franco Giordano, dal canto suo, ha voluto ribadire come non fosse all’ordine del giorno il superamento di Rifondazione, e che al contrario è necessario riportare la discussione sui temi politici, escludendo una contrapposizione su chi sarà segretario. Nel merito ha precisato che non intende ricandidarsi, ma nel contempo ha proposto che tutti i compagni che hanno avuto ruoli di responsabilità si facciano da parte.

A questo si aggiunge la posizione di Franco Russo, che insieme a Walter De Cesaris dovrebbe presentare un quinto documento, che si incentra su nuove modalità di gestione del partito, ben più collegiali, addirittura ipotizzando di non eleggere alcun segretario.

A proposito di questo, il secondo documento ha come primo firmatario proprio Nichi Vendola. Non ci sono dichiarazioni ufficiali, ma, per sua stessa ammissione, “se la comunità mi chiederà una disponibilità, io sono pronto a riflettere”. Nel pomeriggio, intervenendo alla riunione della mozione, anche Vendola ha sostenuto la necessità di aprirsi all’esterno, perché la sorte del Prc non riguarda solo il Prc, e di essere chiari, limpidi nella proposta politica, sapendo che salvare il Prc è precisamente difendere il processo innovativo di cui è stata protagonista Rifondazione. Il documento, che probabilmente sarà firmato dallo stesso Bertinotti come semplice componente del Cpn (cioè tra i nomi in ordine alfabetico) ed è appoggiato dai principali esponenti della ex maggioranza (oltre Giordano, Caprili, Gagliardi, Gianni, Mascia eccetera), rifiuta l’arroccamento identitario e rilancia l’idea della ricostruzione della sinistra (della “costituente della sinistra”, per dirla con Gennaro Migliore) che abbia in Rifondazione il principale protagonista.

Il terzo e quarto documento fanno riferimento a due minoranze “tradizionali” del Prc: l'”Ernesto” (Fosco Giannini-Gianluigi Pegolo) e “Falce e martello” (Claudio Bellotti), da sempre contrari alla partecipazone al governo Prodi e allo scioglimento del Prc. “Le posizioni si vanno avvicinando – dicono Pegolo e Giannini – Ci sono troppe ambiguità, specie nel documento di Ferrero-Grassi. E’ un dibattito sulla leadership. Giordano e Ferrero discutono solo sulle modalità del congresso e non sul punto politico centrale. Che per noi è costruire un grande partito comunista partendo dal Prc”. “Noi ci opponiamo alla forza centrifuga che agisce nel partito – sostiene Bellotti – per cui ognuno si fa la sua costituente. Questo è un congresso in cui il gruppo dirigente deve rendere conto al partito”.

Oggi, comunque, con le votazioni sul regolamento si chiariranno definitivamente pe posizioni, in particolare sulle modalità di voto dei documenti nei congressi locali. In campo, le posizioni sono due. La proposta di Ciccio Ferrara (che era responsabile organizzazione nella ex segreteria) è di fissare “minimo due ore, massimo quattro” per permettere una partecipazione più ampia e democratica, allargando anche a chi non partecipa al dibattito, per avere un partito “non di soli quadri e dirigenti” come spiega Giordano. La controproposta è quella dell’appello nominale con doppia chiama (sul modello della Camera dei deputati) subito dopo la fine del dibattito.

Le mozioni iniziali nel merito delle regole dell’iter congressuale sono state approvate dal Collegio nazionale di garanzia, in quanto formulate nel rispetto dello statuto.

Oggi potrebbero essere ancora proposte modifiche, e successivamente si passerà alla votazione.

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